I 7 peccati capitali dei vegani: confessatevi!

(Articolo estratto dal libro LA DIETA DI EVA, seconda edizione – 2019)

Dopo aver parlato con centinaia e centinaia di vegani, dal nord al sud d’Italia, dopo averne visti alcuni tornare a consumare cibi animali per motivi “di salute”, ho cominciato a farmi un’idea di quelli che sono gli errori principali dei vegani.
Ecco alcune delle mie riflessioni/ipotesi/deduzioni.
Spero che servano da punto di partenza, più che di arrivo.

Alcuni di questi “peccati capitali” sono ormai ben convalidati dalla scienza e dalle linee guida (come la carenza di B12). Altri sono ancora troppo poco approfonditi (come il problema della carenza di iodio) e alcuni derivano dalla mancata applicazione di un sano buon senso.

Più aumenteranno gli studi sui vegani e più avremo strumenti migliori per capire come migliorare ancora di più una dieta che (non dimentichiamolo mai) offre statisticamente ogni sorta di beneficio per la salute rispetto a una dieta tradizionale occidentale moderna.

EX- VEGANI ? PARLIAMONE…

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Gli esempi abbondano in rete e fanno molto clamore, soprattutto all’estero: avrete sentito anche voi storie di  ex vegani che annunciano al mondo di aver smesso di seguire questa dieta perché si sono ritrovati con alcuni sintomi vari spiacevoli (sfoghi della pelle in primis) e nel tornare a mangiare uova e pesci – come spesso consigliato loro da qualche nutrizionista – ecco che magicamente tutto è tornato a posto.  Gli ex vegani sono solitamente molto dispiaciuti, erano vegani anche per etica, ma la salute viene prima di tutto, blah blah blah, e come dar loro torto su questo punto.

Davvero però chi lascia la dieta vegana lo fa quasi sempre per motivi di salute?
E sono davvero motivazioni causate dall’assenza di cibi animali?
Vediamo…

“Perchè non sono più vegano” – MOTIVAZIONE n. 1  

Prima di parlare di salute, ecco un dato interessante.
Moltissime persone che hanno lasciato la dieta vegana l’hanno fatto… “per amore”.
O meglio, per problemi di convivenza con l’onnivoro/a di turno.

Chi ce lo dice?  Dei sondaggi sull’argomento. Sì, esistono sondaggi veri e propri a riguardo! Uno in particolare di Faunalytics, del 2016, contiene dati di un migliaio di persone, ed è illuminante.

Un terzo di questi “ex vegani” vorrebbe tornare a mangiare vegano, ma trova appunto grandi difficoltà in casa o tra gli amici, e si sa che per amore della quiete familiare o pubblica (in particolare le donne) si mandano giù molti rospi.

I vegani che invece hanno lasciato questa dieta per “motivi di salute” hanno citato tra le prime cause la “paura di carenze nutrizionali”, ma la paura non è la carenza!
Subito dopo viene citata la “stanchezza”, vedremo perché.
Qualcun altro ancora ha detto che sperava di perdere peso che non ha perso (e anche in questo caso vedremo di capire perché) e per finire alcune donne hanno lasciato questa dieta nel rimanere incinta, sempre per “paura” di problemi per il feto.

Insomma: i vegani che ritornano a una dieta onnivora per REALI problemi di salute   sono pochi, ma fanno molta notizia. Se ne sentirete uno ricordate quindi il proverbio:
Fa molto più rumore un albero che cade  che una foresta che cresce”.

RISPETTO PER TUTTI, MA PROPRIO PER TUTTI

Tutti gli ex vegani meritano rispetto. Lo meritano però anche gli animali. Si meritano che, prima di tornare a mangiarli, le persone facciano davvero del loro meglio – sia informandosi che dandosi tempo di sperimentare – per capire se mangiare i loro corpi, il loro colesterolo, i loro antibiotici, pesticidi e grassi saturi è davvero la soluzione più giusta per loro.

Per fortuna molti ex vegani non tornano a consumare carne ma solo a mangiare occasionalmente delle uova e pesci vari, spesso uova di galline allevate con amore o solo latte di capra di piccoli allevamenti e cose del genere.
Molti in pratica tornano a una dieta vegetariana, non onnivora. Alcuni invece diventano pescetariani. Resta il fatto che più vegetariani ci saranno al mondo e più l’industria degli allevamenti subirà un grosso colpo, quindi il danno che fanno gli ex-vegani non è tanto quello diretto ma a livello di immagine.

Il problema infatti è la pubblicità che si crea intorno alle loro decisioni, spesso espresse pubblicamente con tanto di fanfara (soprattutto all’estero, dove un blog con questa tematica richiama immediatamente migliaia di lettori).
Chi ha un minimo dubbio sulle diete vegane ovviamente tende a usare queste confessioni per buttare polvere negli occhi dei disinformati (come non fossero già accecati a sufficienza dalla propaganda dell’industria alimentare).

Non entrerò ovviamente nel merito di ogni caso specifico tra i più famosi.
Quello che ho cercato di fare è valutare invece le principali cause che possono mettere a repentaglio la salute dei vegani, perchè prevenire è sempre meglio che curare.

In base agli studi scientifici a nostra disposizione, ai pareri dei principali esperti di nutrizione che si sono espressi su questo argomento e anche basandomi sulla mia esperienza diretta, ecco quali sono – secondo il mio modesto parere – i 7 errori più comuni commessi dai vegani a tavola…

PECCATO n. 1:  CARENZA DI CALORIE

Non lo dico solo io: molti vegani non mangiano a sufficienza. Punto (soprattutto le donne, da quanto vedo postare sui social!).

Letteralmente non raggiungono le calorie minime che servono loro per apportare tutti i nutrienti.  Col tempo è una ricetta disastrosa. Mentre è condivisibile pensare che il concetto di caloria sia superato, è anche vero che, dati alla mano, mangiare troppo poco ci mette a rischio di carenza di ogni sorta di vitamina e minerale.  E le vitamine, per loro natura ed etimologia della parola, sono davvero essenziali per noi, così come l’apporto sufficiente di minerali & Co.

Negli anni ho letto spesso di donne contente di mangiare solo due mele a pranzo e dirmi che mangiavano “pasti di frutta”. No, stavano facendo la fame, il che è diverso. Oppure donne che postano un’insalatina mista di circa 150 calorie e lo chiamano un pasto. Ho visto altri vegani ancora che ammettono di mangiare poca frutta, ma poi non si spiegano come mai i cibi dolci li attirino in continuazione o perché si sognino cibi animali anche di notte e si sentano “stanchi”.

No, non è mancanza di cibi animali: è FAME!
Ed è probabilmente carenza di vari nutrienti fondamentali.
Gli esempi abbondano anche in rete.

Su YouTube sono molti gli esempi di vegani stranieri che hanno provato una dieta vegana per un tot di tempo e che dopo qualche anno raccontano con dovizia di particolari cosa mangiassero abitualmente. Se solo facessero i conti con un qualsiasi programma che conta le calorie (come CRONOMETER) potrebbero vedere presto la fonte principale del loro problema…

 

PECCATO n. 2:  CARENZA DI IODIO

A differenza della famosa carenza di B12, la carenza di IODIO è un potenziale problema sia per i vegani sia per gli onnivori perché purtroppo questo elemento scarseggia nei terreni d’Europa. Non a caso viene ormai integrato insieme al sale quasi ovunque nel mondo e questo ci fa sentire tutti tranquilli. Forse troppo tranquilli. I livelli considerati accettabili dai Governi pare servano poco più che a metterci al riparo dal gozzo e poco altro. Forse andrebbero rivisti al rialzo, dicono in diversi esperti sull’argomento.

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Per noi vegani queste riflessioni sono ancora più importanti. Anche il sito di SSNV conferma che “le diete a base vegetale possono essere a basso contenuto di iodio” però aggiunge che sono “i vegani che NON consumano nessuna tra le principali fonti vegane di iodio, come il sale iodato o le alghe” a poter essere “a rischio di carenza“.  (www.scienzavegetariana.it/nutrizione/AND_ital.html).

Dato che il 99% dei vegani consuma il sale o le alghe, in questo modo ci sentiamo forse più a posto di quanto dovremmo.

Cosa deve fare però un vegano che magari per problemi di pressione o altro non usa il sale, come chi consuma molta frutta?  Certe alghe – il cui contenuto di iodio è variabile – possono contenerne molto, ma anche troppo a volte!

Purtroppo recenti studi  mostrano che i vegani hanno decisamente MENO iodio degli onnivori (Brantsæter AL et al. Nutrients – 2018) perché  questa sostanza è contenuta in buone quantità in diversi prodotti animali (più per via degli integratori che gli animali ricevono o per altri motivi non connessi alla bontà intrinseca di questi prodotti!). Se quindi siete vegani con problemi di salute (o “ex vegani”)  prima di pensare che vi servano le uova o che sia stato il latte a farvi ritrovare la salute, magari una controllatina ai livelli di iodio io me la farei fare prima di tornare a mangiare cibi animali.

Purtroppo però questo esame non è quasi mai consigliato da nessun medico, anche tra le tante persone con problemi di tiroide…

Come fa notare anche l’esperto Dr. Michael Klaper, lo iodio è un componente importante degli ormoni tiroidei (i famosi T4 e T3), eppure a chi di voi è mai stato suggerito di controllare i vostri livelli di iodio in circolazione, prima di cominciare a prendere farmaci per regolare quegli ormoni? Anche secondo Klaper, molti vegani nel giro di alcuni anni possono sviluppare una carenza di iodio che porta poi a un rischio di ipotiroidismo con la conseguente stanchezza e così via.

Tra l’altro, non essendo un minerale, se ne perde una considerevole parte bollendo e friggendo i cibi che lo contengono.

Restano gli integratori di iodio, ma dato che si parla poco del problema, a me personalmente non è ancora affatto chiaro in caso quali dosaggi e quale tipologia assumerne, riscontrassi una carenza alle prossime analisi delle urine.

Speriamo quindi che nei prossimi anni si saprà qualcosa in più di questo elemento speciale, su quanto ne serva realmente e su  come difenderci da una carenza che per i vegani sembra un rischio più probabile e molto sottovalutato.

 

PECCATO n. 3  –  ECCESSO DI OLIO E GRASSI VARI

Prima di tutto: certo che anche i vegani possono essere grassi o obesi! E se siete in sovrappeso e state bene, a posto così. Magari non convincerete qualcuno a passare a questa dieta con la vostra linea, ma magari avete il sorriso più bello del mondo, siete fantastiche cuoche, avete una pelle luminosa e aiuterete gli animali con tutte le altre vostre qualità.

Se invece non state bene e volete dimagrire ma vi chiedete come mai pur mangiando vegano non ci riuscite, e se state prendendo in considerazione di tornare a mangiare cibi animali,  tempo forse di dare un’occhiata a quanto olio utilizzate ogni giorno.

Vi mangereste 160 olive nere al giorno, o 80 olive verdi medie? Probabilmente no. Eppure, se in una giornata – tra un biscotto, una pizzetta, un cibo fritto e un condimento all’insalata – vi siete mangiati 4 cucchiai di olio, è esattamente il numero di olive che vi siete praticamente ingeriti, senza però tutti i benefici dell’oliva intera, senza le sue fibre, le sue vitamine, i suoi minerali ecc. ecc. Servono infatti circa 20 olive medie verdi per fare 1 cucchiaio di olio, oppure 40 nere piccole.

Gli autori però delle diete che curano le cardiopatie ripulendo le arterie, come i rinomati Dottor Ornish ed Esselstyn, ma anche molti esponenti igienisti come il Dottor Graham e medici esperti in nutrizione come il Dottor Barnard e Mr. McDougall sono molto chiari a proposito: se non volete ripetere per la seconda volta l’esperienza di una cardiopatia a cui siete scampati,  occhio all’ olio, sì, anche quello d’oliva, perché col cuore non si scherza.

Olio d’oliva a parte, anche i cibi vegetali possono essere ricchi di grassi, soprattutto quelli raffinati.  La maggior parte delle persone vegane che non riesce a perdere peso sta quasi sempre mangiando molti più grassi di quanti non voglia ammettere. Non date quindi la colpa alla dieta vegana se ci date dentro con l’olio d’oliva e il burro veg. please… 🙂

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PECCATO n. 4:  ECCESSO DI FIBRE RUVIDE

Quasi tutti celebrano le verdure più della frutta, quasi come ci fosse da vergognarsi ad amare un cibo dolce, mentre mostrarsi appassionate di un alimento amaro più si confà alla nostra tradizione cattolica.

Il problema di questo atteggiamento pro-verdure è duplice.
Un piatto di verdure a foglia verde, a differenza di un pasto di sola frutta, non può tenerci in piedi. Per forza di cose chi dice di mangiare molte verdure, le accompagna quasi sempre a cibi grassi (olio in primis) o al pane o altri cereali, e poi  – durante la giornata – tenderà ad avere forti voglie di cibo calorico come dolcetti vari o snack da forno pieni di grassi.

L’altro problema è che le verdure, insieme ai legumi e ai cereali, a differenza della frutta fresca contengono molta più cellulosa e fibre non solubili.  Le persone con un intestino delicato possono alla lunga provare problemi e dare la colpa alla “dieta vegana”.

La cellulosa è un carboidrato che il nostro corpo fa fatica a digerire, anzi, che non digerisce affatto. Le mucche e altri veri erbivori (che noi non siamo) hanno invece addirittura più stomaci (o meglio, vari prestomaci) per poterla digerire con agio e ricavarne nutrimento, cioè glucosio, ma ci mettono ore a ruminarla e non senza produrre molto gas!

Le fibre della frutta sono invece molto più morbide, come si nota dai valori di cellulosa, ma di gas intestinali, fibre ruvide, flora batterica e pasti di frutta ho scritto nei dettagli nel libro IN FRUTTA VERITAS e quindi rimando a quel libro per i dettagli.

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PECCATO n. 5 –  ECCESSO DI GLUTINE E FARINACEI

Questa è una vera piaga tra molti vegani ma una piaga difficile da fermare, sia dal punto di vista etico che salutistico.
Come si può infatti trovare da ridire davanti ad amici vegani che postano pizze slurpose, pane lievitato fatto in casa, brioche ripiene appena sfornate o una bella torta di mele alta dieci centimetri?
Di certo è proprio con questi piatti che possiamo aiutare gli onnivori a fare la transizione in modo piacevole. Un discorso però è cucinare (o postare) per gli onnivori, per aiutarli a fare la transizione, un altro discorso il pensare alla nostra salute.

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Non farò crociate perché i vegani tolgano tutto il glutine e tutte le farine dalla dieta, dato che io stessa ne consumo ancora e in effetti questi cibi rendono la vita sociale in Italia e il mangiare fuori molto più semplice.

Tra l’altro sono poche le persone ad avere una vera e propria allergia o intolleranza al glutine vero e proprio, ma se avete grossi problemi di salute, dall’artrite alle emicranie, dalla fibromialgia ad allergie varie, e state considerando di tornare a mangiare cibi animali, forse varrebbe prima la pena informarvi per vedere se un periodo senza glutine potrebbe fare in effetti la differenza. Che dite?

Io ho risolto vari problemini togliendo il glutine anche solo per alcuni mesi l’anno, quando faccio dei periodi interamente fruttariani o “gluten-free”.
In particolare (ma parlo per me) ne hanno giovato le articolazioni e anche i bronchi d’inverno.

PECCATO n. 6 – DIETE DIMAGRANTI POVERE DI CARBOIDRATI e CARENZA DI FRUTTA

La dieta di Eva non nasce come dieta dimagrante e non è quindi in concorrenza con quelle più popolari degli ultimi decenni: la dieta Atkins, Dukan, a zona ecc.   Anzi, diciamolo subito.  Nessun dubbio che quelle diete, se seguite alla lettera, facciano spesso perdere peso come promettono.  Il problema è che perdere peso nel breve termine e guadagnare in salute nel lungo termine non sono sinonimi.

Come dice il massimo esperto di nutrizione al mondo Dr. Michael Greger, che sulle diete povere di carboidrati ha scritto un’enormità di articoli: “Anche farsi di cocaina abbassa il colesterolo. Anche la chemioterapia abbassa il colesterolo che è un piacere!”.

Come prosegue l’esperto, ormai ci sono intere meta-analisi di tutti gli studi sull’argomento, studi che misurano l’impatto sulle arterie delle diete povere di carboidrati.

Risultato?

Una recensione di tutti i migliori studi ha trovato che le diete povere di carboidrati compromette la funzione delle arterie” (Schwingshackl L et al. 2013). Non solo, un’altra meta-analisi sulla mortalità e le diete – come cita sempre Mr. Greger – ha mostrato che “le diete povere di carboidrati erano associate ad un rischio significativamente più alto di mortalità da tutte le cause”. (H.Noto 2013)

Sentiamo cosa dice il nostro Professor Berrino su queste diete:  “Le diete esageratamente iperproteiche fanno dimagrire perché intossicano il centro dell’appetito, ma chi le fa inevitabilmente ingrassa di nuovo, spesso più di prima”. 

Il Dr. Greger ha diversi video anche su questa dieta, anzi, ha scritto un intero libro contro la dieta Atkins (disponibile gratuitamente online). In breve, secondo lui, sia la dieta Atkins che la dieta Paleo o qualsiasi dieta che tagli i carboidrati e che ci dice che la carne fa bene avranno sempre molta presa sulla popolazione, soprattutto se gli effetti a breve termine sul giro vita si possono vedere facilmente.

Ovvio che ci si sente in effetti meglio a tagliare cibi come le brioche o altri cibi pieni di cereali raffinati, di glutine e di zucchero bianco. Anche una dieta vegana salutare però può tagliare gli stessi alimenti, senza tagliare i carboidrati buoni però, senza tagliare tutte le fibre, tutta la vitamina C, tutta la buona energia che porta vita alle cellule.

Tra l’altro, quando diciamo che sono “i carboidrati” ad averci fatto ingrassare, quasi sempre in realtà dovremmo dire “i grassi che mangiamo con i carboidrati”.

(Leggete qui come l’autrice di “Prega, mangia, ama” descriva di essersi abbuffata di carboidrati in Italia e di come in realtà, a conti fatti, si sia abbuffata di grassi!).

Concludendo, queste diete povere di carboidrati secondo il Dr. Greger sono solo delle “belle scuse che la gente usa per continuare a mangiare cibi non salutari”, come i cibi animali.

Purtroppo nel tagliare i carboidrati viene spesso tagliata anche la frutta.
Eppure, già dal 2016, la compagnia americana Weight Watchers – regina in America nel campo delle diete dimagranti – ha deciso di assegnare ZERO PUNTI alla frutta fresca. Se ne può mangiare in quantità quindi, basta solo non sia quella essiccata, sciroppata o con aggiunta di zuccheri.  Che una compagnia quotata in borsa sia arrivata a sdoganare la frutta dovrebbe dirla lunga. Non avessero avuto dati certi, non avrebbero osato tanto…

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Purtroppo anche molti vegani però credono (o dicono) di mangiare molta più frutta di quanta in realtà non consumino.  In realtà i consumi di frutta restano bassi anche tra di loro e sempre meno italiani raggiungono le porzioni minime, soprattutto i bambini.

Ma della carenza di frutta fresca e di tutti i problemi a cui è statisticamente associata ho discusso a sufficienza nel libro “In Frutta Veritas”.
Qui passiamo all’ultimo peccato capitale…

PECCATO n. 7 – CARENZA DI VITAMINA B12

La carenza di B12 NON è un problema ad esclusivo appannaggio dei vegani. Questo va ripetuto ad nauseam. La carenza è presente anche tra gli onnivori, soprattutto anziani e bambini, ma va detto per correttezza che statisticamente è sicuramente un problema maggiore per noi vegani.

Più del 50%…  È  la percentuale di vegani inglesi totalmente carenti in vit. B12,  testati nel 2010 nel famoso studio EPIC.

(Meno di un terzo ne avevano a sufficienza, gli altri erano comunque a livelli al limite della carenza).  Nello studio americano Framingham Offspring Study, anche un onnivoro su sei era carente però. Teniamolo a mente…

La B12 NON è una vitamina sintetizzata dagli animali ma da almeno un centinaio di BATTERI. Non è quindi né di origine animale né di origine vegetale. (E non è decisamente un farmaco chimico).

Più di una persona che conosco è tornata a consumare le uova proprio con l’idea di assumere da lì la B12. Le uova in questione sono spesso di galline allevate da loro o del vicino di casa e quindi la ritengono un’opzione più salutare che prendere integratori e la considerano etica.   Ha senso però questa assunzione?  Mi limito a riportare la risposta che ha dato l’esperto Dottor Michael Greger in un suo video a riguardo  (“Safest source of B12”), dove ricorda l’importanza dell’assorbimento e fa questo esempio:  “Per ottenere 47 microgrammi di B12 dalle uova, dato che l’assorbimento è così basso, dovremmo letteralmente mangiarci centinaia di uova strapazzate al giorno. Da 200 a 400 uova al giorno!”

Questa vitamina infatti viene assorbita in modo diverso da cibi diversi.  Per le uova, l’assorbimento si aggira solo tra il 24 e il 40%.

Può essere che la frutta raccolta dalle piante sia una buona fonte di questa vitamina?

Lascio la parola agli esperti e cito direttamente i medici del sito Scienza Vegetariana, che dicono che è vero che si possono trovare piccole quantità di B12 nei cibi vegetali contaminati,“ma si tratta di una fonte non affidabile sia perché non ne conosciamo le quantità, che comunque sarebbero molto variabili a seconda dell’ambiente di crescita della pianta e delle modalità di raccolta e conservazione,  sia perché non in sintonia con le norme di igiene degli alimenti”. (http://www.scienzavegetariana.it)

In pratica,  anche se ci fosse B12, chi oserebbe poi non lavare questi frutti, non sapendo se per caso sono stati contaminati dalle acque fetide di qualche allevamento vicino ?

Vero anche che alcune alghe, alcuni cibi fermentati ecc. contengono in effetti della B12, ma non nella sua forma ATTIVA oppure non in quantità sufficienti da esseri considerati fonti AFFIDABILI.

Delle problematiche associate alla carenza di vitamina B12 nelle donne incinta o nei bambini allattati al seno da donne vegane ho già discusso nella seconda edizione del libro LA SALUTE DI EVA con tutti i dati più recenti a riguardo, e non sono dati rassicuranti per chi non integra.

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CHI E’ SENZA PECCATO….

In conclusione, la dieta vegana – dati alla mano – è una delle diete più salutari del pianeta e se ben bilanciata può essere seguita in tutte le fasi della vita.
Detto questo, gli errori si fanno, siamo ancora pochi, siamo ancora confusi su alcuni punti, abbiamo pochi dati a disposizione e non sempre possiamo confrontarci tra di noi senza pregiudizi.
Diamoci una pacca sulla spalla se abbiamo peccato ma ripromettiamoci che prima di prendere in considerazione il tornare a consumare cibi animali proveremo a:

  1. Sentire un esperto in nutrizione (medico o nutrizionista) che possa darci un consiglio mirato.   Come sappiamo, gli altri esperti non sono quasi mai informati sulle diete vegane e se andate da un medico a dirgli che non state bene e che siete vegani, ovviamente la prima cosa che farà è dare la colpa alla dieta!!
  2. Cercare di capire cosa ci manchi, grazie ad analisi accurate, e poi chiederci dove si possa trovare questo nutriente nei cibi vegetali, che quantità dovremmo mangiare o quali integratori vegetali potremmo provare e quanto a lungo.
  3. Fare il minimo danno possibile agli animali non sbandierando in caso la scelta di tornare a mangiarli e facendo anzi ancora di più per aiutare altre persone a passare una dieta vegana, per andare a pari perlomeno con gli animali che tornerete a mangiare voi!   (E spero vi terrete almeno un VENERDI VEGANO a settimana!).

 

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AVVISO IMPORTANTE

Prima di apportare cambiamenti alla vostra dieta e stili di vita e per qualsiasi problema specifico di salute, si raccomanda di consultare sempre un medico specialista o un nutrizionista, soprattutto se assumete medicinali (potrebbero doverveli ridurre!). Questo articolo è una raccolta di notizie e dati a scopo esclusivamente informativo. Le informazioni sono condivise con il presupposto che non costituiscono né hanno la pretesa di essere consiglio o prescrizione medica o specialistica di diete o trattamenti, o suggerimenti e consigli di profili nutrizionali finalizzati al miglioramento dello stato di salute, o aventi finalità di cura. I pareri personali espressi dall’autrice Aida Vittoria Éltanin (E.V.A.) in nessun caso possono sostituire le opinioni di un medico o di uno specialista in nutrizione. Per trovare lo specialista più vicino a voi che supporti un’alimentazione senza prodotti animali e che possa creare una dieta bilanciata, adatta a voi e alle vostre problematiche di salute, vi consigliamo di visitare il sito www.scienzavegetariana.it e utilizzare il loro modulo di ricerca di professionisti competenti.

 

 

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