La Salute di Eva: Ciclo mestruale e cibi animali – il nesso nascosto

(Articolo tratto dal libro LA SALUTE DI EVA)

Fin dai tempi biblici, il sangue mestruale è stato associato a qualcosa di patologico.
Nella Bibbia viene descritto come un segno d’impurità (Levitico), per Aristotele era segno dell’inferiorità delle donne, per Galeno il sintomo di una donna pigra e viziosa, per altri ancora un sintomo della debolezza dell’utero (Avicenna), ed è stato descritto ovunque in passato come qualcosa di sporco, da tenere nascosto e di cui vergognarsi, insomma, una degenerazione femminile.

Se però le mestruazioni accompagnano fisiologicamente la vita fertile di ogni donna dai tempi di Eva, da dove sono nate tutte queste associazioni negative?

Qualcosa non torna.

L’unico modo in cui si spiega, oltre a chili di misoginia, è  che un tempo forse tutte queste perdite, nè tutto questo dolore, non vi fossero…
Dato che possiamo comunque restare incinte anche senza perdere sangue (il ciclo mestruale, cioè i cambiamenti ormonali durante il mese, possono avvenire ugualmente anche senza vedere sangue), può essere che un tempo il sangue non fosse la normalità che pensiamo oggi?

E in caso, può essere vi sia un nesso tra quello che mangiamo di sbagliato da ormai molti secoli, e quello che perdiamo una volta al mese?  Pare decisamente di sì…
Non siamo nate per soffrire così. È ora di aggiustare il tiro, a tavola.

UN TUFFO ROSSO NEL PASSATO: QUANDO LE MESTRUAZIONI ERANO ‘STRANE’

Immaginate per un momento un villaggio preistorico nel quale le mestruazioni siano del tutto sconosciute tra le donne. Nessuna abitante femmina ha perdite di sangue, a nessuna età, eppure restano incinte senza problemi. A un certo punto, in questa popolazione, immaginiamo che una ragazza di 20 anni un brutto giorno si senta male e cominci ad avere crampi addominali e il giorno dopo cominci a perdere sangue.

La cosa si ripete il mese dopo e anche quello successivo.

Come verrebbe visto questo evento dalla sua comunità, e da sua mamma? Sicuramente con paura o con vergogna da parte della giovane donna e dalla sua famiglia. Certamente con disgusto da parte dell’uomo chiamato a visitarla e ipotizziamo con sospetto dai conoscenti che lo venissero poi a sapere.

Solo nel diventare sempre più comune questa perdita di sangue, tra sempre più ragazze nel villaggio, generazione dopo generazione, comincerebbero piano piano a diminuire anche i tabù, i sospetti e le maldicenze legate all’evento, fino a venir considerato normale e poi, addirittura, esser festeggiato quando arriva.

Pensiamoci un attimo: come viene vista al giorno d’oggi una bambina cui arriva la prima mestruazione a sette o a otto anni? Spesso con la stessa incredulità, preoccupazione, vergogna che ritroviamo nelle antiche scritture. Eppure fra 100 anni, a questi ritmi di intossicazione, sarà normale avere bambine di 8 anni con il seno e il mestruo…

Verranno visti come misogini e ignoranti i medici e i genitori di oggi che vedono come patologica una mestruazione così precoce, o i naturopati che la descrivono come un segno di intossicazione e dieta errata?

Forse non lo erano neppure Galeno, Avicenna e Aristotele.

MESTRUAZIONI: PROCESSO FISIOLOGICO O DEGENERAZIONE?

Non è facile parlare male del ciclo mestruale dopo tutte le lotte femministe che sono state portate avanti per ridare valore a questo periodo della vita di ogni donna.

È sacrosanto non sentirsi più “impure” né piene di vergogna durante questo periodo e viverlo nel migliore dei modi.

È fonte d’ispirazione che in alcune società tribali o indigene, come ancora avviene tra gli Apache, il menarca venga celebrato come un simbolo di fertilità, non un sangue sporco o di morte ma un sangue vitale, un evento da vivere con orgoglio, e sarebbe ora che le pubblicità smettessero di parlare degli assorbenti come servissero per nascondere qualcosa di cui nessuno deve venire a sapere o per assorbire del “sangue blu” (chissà perché il sangue rosso mestruale è un tabù in televisione, a differenza del sangue causato da violenza).

Senza quindi mettere in discussione il fatto che sia giusto aiutare le ragazze a vivere il sangue mestruale senza traumi, colpe e vergogna, dobbiamo però chiederci: cosa è fisicamente più naturale e auspicabile per loro? E per fare andar via il dolore, basta davvero “pensare positivo” o dobbiamo anche “mangiare positivo”?

Tempo di raccogliere tutti i reperti storici e scientifici che abbiamo ormai a disposizione e poi ognuna di voi tragga le sue conclusioni, testando anche su se stessa…

Reperto A – Mestruazioni e femmine di orango

Reperto B – Età del menarca in costante diminuzione

Reperto C – Menarca precoce e problemi di salute

Reperto D – Perdite di sangue troppo abbondanti

Reperto E – Dolore mestruale e PMS

Reperto F – Mastalgia (dolore al seno)  e alimentazione

Io, alla fine della raccolta di tutti i frammenti, una cosa l’ho capita senza dubbio:
NON SIAMO NATE PER SOFFRIRE in quanto donne, ma in effetti non siamo neppure nate per consumare cibi animali…

time-273857_960_720.jpgREPERTO A = MESTRUAZIONI TRA LE FEMMINE DI ORANGO

Partiamo dall’origine. Non tutte le femmine di mammifero hanno un ciclo mestruale. La maggior parte dei mammiferi ha solo un ciclo estrale durante l’anno (uno o multipli), il famoso “calore”, dove l’utero però riassorbe completamente l’endometrio, invece di espellerlo.

Le principali eccezioni sono, guarda caso, le nostre parenti più prossime, le femmine di gorilla, orango e scimpanzé. Le grandi scimmie frugivore hanno – come noi -un ciclo mestruale che dura in media 31-32 giorni. Per la precisione 35 per le scimpanzé mentre, ancora una volta, la femmina più simile a noi – con un ciclo di circa 28 giorni – è quella di orango… [1, 2]

E ora, la domanda da 10.000 dollari. Perdono sangue queste femmine durante il ciclo mestruale? Se sì, è davvero pochissimo.

In alcuni studi è praticamente impossibile scorgerlo perché è in quantità “minima”. [3] In altri casi, soprattutto tra gli esemplari liberi e selvatici, non è stato osservato alcun sanguinamento. [4] In compenso, se finiscono a vivere negli zoo, bastano sei o sette anni di tempo, molto stress quotidiano e una dieta diversa da quella frugivora cui erano abituate, et voilà: habemus mestruo visibile e misurabile nelle femmine di gorilla… [5]

Anche tra le donne africane di un tempo, si reputa che la perdita di sangue fosse al massimo di poche gocce e che le mestruazioni moderne siano “una degenerazione della razza”, completamente legata alla dieta onnivora. [6]

 

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REPERTO B = ETÀ DEL MENARCA IN COSTANTE DIMINUZIONE

“Io ho visto sparire quasi del tutto i dolori e il ciclo da 5 giorni adesso dura al massimo 3!” Elisa G.

Quando arrivava il primo flusso mestruale in passato? I dati più antichi mai registrati provengono dalla fredda Europa del Nord. In paesi come Norvegia, Scozia e Francia, nel 1840 le ragazze avevano in media il menarca a circa 16 anni (mentre oggi sono scese ai 12 e mezzo). [7]

Anche in Inghilterra, nello stesso periodo, le ragazze delle classi lavoratrici avevano il menarca a 16 anni, mentre quelle delle classi più alte scendevano a circa 15. [8] Idem per la Germania: dai 15 anni e mezzo del 1869, a dodici e mezzo nel 1978. [9]

 

Andiamo dall’altra parte dell’oceano. Negli Stati Uniti, agli inizi del 1900, l’età media era ovunque di 14 anni e non faceva differenza lo Stato o la discendenza delle americane osservate. Anche qui, solo le ragazze di classe sociale più alta (e che statisticamente avevano accesso a più cibi di origine animale) si sviluppavano circa un anno prima, come si osserva anche in molte altre nazioni. [10, 11, 12]

Oggi la prima mestruazione arriva in media ai 12 anni e mezzo ma circa il 9% delle ragazzine lo festeggia prima degli 11 e non è più anormale conoscere bambine americane che hanno una “maturazione sessuale” anche a 8 anni, rendendo guarda caso proprio gli Stati Uniti la nazione con l’età media più bassa al mondo. [13]

Diamo un’occhiata al di fuori dell’Occidente.

In Corea, nel 1920, l’età media del menarca era di circa 17 anni e anche da loro si è abbassata a circa 14 negli anni ’80. [14]

E le cinesine? In tempi abbastanza recenti, nel 1980, l’età media del menarca in campagna era 17 anni. [15] Trent’anni dopo, sempre nelle zone rurali, la media è scesa a pochi mesi al di sotto dei quattordici… [16]

In passato quindi, ovunque nel mondo, si cominciava ad avere il ciclo molto più tardi. Ancora oggi però il primo mestruo arriva più in là nel tempo ad alcune ragazze…
Proviamo a vedere. Chi sono e cosa mangiano di diverso?

 

Uno studio che ha comparato i dati di ben 67 nazioni ci mostra che nei paesi meno sviluppati, dove la dieta tradizionale è molto povera di cibi animali, ancora oggi le mestruazioni arrivano in media più tardi. [17]

In Bangladesh, nel 1993 l’età media del menarca era di 15 anni e 8 mesi.

In Camerun, nel 1985, si era ancora intorno ai 15 anni. Stessa età ad Haiti, in Nigeria, in Somalia e in Tanzania.

In Papua Nuova Guinea, intorno al 1970, tra le tribù Bundi e Megiar la prima mestruazione arrivava ancora intorno ai 16-18 anni. [8]

In India, su quasi 800 ragazzine studiate nel 2009, nessuna si era mestruata prima dei 10 anni. [18]

Come vengono spiegate dalla medicina moderna queste differenze e questo calo nell’età?

MENARCA PIU’ PRECOCE: LA SPIEGAZIONE SCIENTIFICA

Scientificamente la precocità di oggi viene solitamente associata a:

1)  Aumento del peso e BMI (indice di massa corporea) [12, 19]

2)  Aumento delle quantità di grasso corporeo [20, 21]

In parole povere, ci viene detto che una volta le ragazze mangiavano poco, erano magre e quindi le mestruazioni arrivavano più tardi, blah, blah, blah, che oggi invece mangiano “meglio”, e quindi le mestruazioni arrivano prima: un bel segno a quanto pare!

Sembrerebbe non fare una piega, se non fosse che anche in paesi dove le donne sono in media più magre, dove il BMI è mediamente più basso, come in Cina e in Corea, si sta notando una diminuzione progressiva del menarca (seppur più graduale che non nei paesi occidentali). [14] L’aumento delle calorie e dell’indice di massa corporea non può quindi spiegare tutto.

Scavando meglio, entrando nelle cucine, studi recenti su migliaia di ragazzine hanno rilevato un’altra associazione…

 

3)  Aumento del consumo di carne e proteine animali [21, 22, 23]

Secondo alcuni studi, sarebbe proprio il consumo di carne e proteine animali a essere correlato alla precocità tutta occidentale delle bambine di oggi, soprattutto quando il suo consumo è già alto a 3 e a 7 anni. [21, 22]

burger-sandraboccafoglio.jpg(Burger vegano di lenticchie e noci – Foto di Sandra Boccafoglio)

 

Il colpevole?

Pare l’ormone della crescita (IGF-1), contenuto anche nei latticini. E a proposito di latte, per via del suo contenuto di ormoni, si ipotizza che anche il suo consumo sia associato a un menarca sempre più precoce. [24]

Dall’altra parte invece, si è visto che chi consuma più verdure ha, in media, il menarca 7 mesi dopo rispetto a bambine che ne consumano meno. Stessa cosa per lo sviluppo del seno, che avviene più tardi. [25]

E in Oriente? Che cosa spiega la diminuzione dell’età del menarca in quei paesi? Dopo tutto, di carne ne mangiano già meno di noi.

Come fa notare nelle sue sagaci analisi l’esperto in nutrizione Michael Greger, in paesi come la Corea si consuma meno carne, vero, ma in compenso si consuma molto più pesce![26] Come abbiamo visto è nei pesci che troviamo le concentrazioni peggiori di certi pesticidi e di xeno-estrogeni, che hanno un profondo impatto sul nostro sistema ormonale – come vedremo anche nel paragrafo sulla sterilità.
Ora è tempo di chiederci: è salutare per certe bambine avere il menarca un po’ prima delle altre?

Se lo fosse, allora finirebbe qui la questione: ben vengano carne, latte e pesce fin da piccole e andiamo avanti così.

I dati però ci portano nella direzione opposta…

 

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REPERTO C =  MENARCA PRECOCE E PROBLEMI DI SALUTE

 

“Già con la dieta vegetariana ho avuto grandi miglioramenti, meno dolori e meno mal di testa; quando elimino anche la pasta e i carboidrati complessi (pane e simili) e aumento la percentuale di frutta raggiungo il top, non mi sembra nemmeno di avere il ciclo, che è diventato anche meno abbondante!!” Marzia F.

 

Per capire se un menarca precoce sia una sorta di vantaggio evolutivo o meno, possiamo guardare a quali malattie è ormai associato. Se fosse un segno di grande abbondanza di cibo e nutrienti, le ragazzine precoci dovrebbero crescere altrettanto sane, o addirittura più sane, delle loro compagne sviluppatesi più tardi, ma non è affatto così.
Generalmente, avere un menarca molto presto (<12 anni) viene associato in vari studi ad un rischio maggiore di sviluppare:

–    Tumore al seno e alle ovaie [25, 27, 28]

–    Pressione alta e malattie cardiovascolari (infarto, ictus) [20, 30, 31]

–    Valori alti di insulina e glucosio [30]

–    Sovrappeso/obesità/BMI maggiore della media [30, 31]

–    Iniziazione sessuale precoce [19] (con i rischi e le problematiche che a sua volta ne conseguono)

 

Non un bel quadro per le bambine precoci di oggi (e confronto alle nostre nonne… sono TUTTE precoci ormai!). Anche qui sarebbe meglio tornare indietro e cambiare rotta finché siamo in tempo, anche perché, oltre ai rischi futuri, ci sono problematiche dolorose con cui facciamo, quasi ogni mese, dolorosamente i conti.

 

Quali bambine hanno ancora oggi il primo mestruo più tardi rispetto alla squilibrata e bassa media odierna? Da alcuni studi fatti sull’argomento, emergono chiaramente quelle vegetariane, e la differenza è “a livello statistico altamente significativa”. [23, 32, 33]

 

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REPERTO D = PERDITE DI SANGUE TROPPO ABBONDANTI

 

“Sono vegana da anni, ciclo quasi scomparso nel senso pochissimo flusso, durata 1-2 giorni, nessun dolore, quasi non sai di averlo. Prima avevo una settimana di perdite in cui i primi 2-3 giorni molto, molto abbondanti con dolori di pancia forti e spesso mal di testa.” Chiara B.

 

Oltre ad avere la prima mestruazione molto più tardi di noi, quanto sangue “perdevano” le donne di una volta e per quanti giorni?

 

Pare sia la norma perdere circa 40 ml di sangue a ogni ciclo, e fino a 60 ml di perdite sono considerati ancora cicli normali (da circa 4 a 12 cucchiaini di sangue). [34] Sotto i 10 ml invece è considerato troppo poco sangue (ipomenorrea). [29] 40-60 ml significa che per cinque giorni in media ogni mese, le perdite sono vistose e dobbiamo correre ai ripari. Se questa fosse stata anche la media delle donne tribali e la media normale nei secoli scorsi, non vi viene da chiedervi: come facevano le donne senza assorbenti con le ali?

 

È quasi impossibile avere dati storici statistici su questo argomento ma i frammenti che abbiamo sono illuminanti.

 

Prima dell’epoca pre-industriale e della possibilità di avere degli stracci rilavabili di cotone, le donne usavano materiali naturali come certe spugne marine, erba e muschio, lana delle pecore per le donne Romane o del papiro ammorbidito per quelle egiziane. [35]

Come riportano alcuni documenti storici, alcune donne non portavano assolutamente nulla, come le donne indiane Navaho. Le pioniere arrivate negli Stati Uniti sporcavano direttamente le mutandine (scure) o la camicia da notte o i vestiti, mentre in passato molte altre erano confinate per qualche giorno in alcune capanne o tende, dove restavano insieme a scambiarsi storie e confidenze (come brillantemente descritto nel romanzo “La tenda rossa” di Diamant Anita). [35, 36] Possibile che non desse loro fastidio perdere sangue per giorni interi senza assorbenti?

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Anche delle donne aborigene australiane ai tempi dei colonizzatori si dice non indossassero nulla e di quelle africane che abitavano nel deserto del Sahara si diceva che in quei giorni si asciugassero il sangue che scivolava sulle cosce usando solo della sabbia.

Racconti di questo tipo hanno purtroppo aggiunto paglia sul fuoco di chi voleva vedere queste donne come inferiori, sporche, rozze e “animali”…

Come facevano a pulirsi da tutto quel sangue o pulire i vestiti senza l’acqua nelle case?

Non avendo molti dati, dobbiamo usare la logica.

C’è un’unica ipotesi che fa tornare i conti: queste donne non perdevano affatto le quantità di sangue che perdiamo noi oggi, e nemmeno per tutti i giorni in cui lo perdiamo noi. Non si spiega altrimenti…

 

Se il loro ciclo durava al massimo un’oretta al mese e la perdita di sangue si limitava a qualche goccia, che veniva diluita anche con le urine, e non a qualche cucchiaino (o cucchiaio!) come oggi, ovvio che il loro bisogno di assorbenti era chiaramente ridotto a qualche foglia o poco più, o a qualche macchietta facile da lavar via e confondersi con la camicia da notte nera.

 

A cosa è associato perdere tanto sangue (menorragia)? È forse benefico? È un miglioramento della specie? Proviamo a mettere insieme qualche dato…

 

MENORRAGIA: FATTORI DI RISCHIO

 

“Da vegana sono passata dalle cascate del Niagara a una fontanella di città! La durata, da 5/7 giorni è scesa a 3/4 giorni. I dolori poi prima erano così forti da portarmi a vomitare e digiunare. Da quando sono passata all’alimentazione dapprima vegetariana (settembre 2012) e poi vegana (maggio 2013), quando mi arriva il ciclo non me ne accorgo neppure.” Tiziana T.

 

Circa il 10-15% delle donne ha perdite troppo abbondanti e la maggioranza di loro pensa che sia qualcosa con cui dover convivere, tanto che molte non ne parlano al loro medico di base. [37]

Oltre ad essere da tempo associata all’uso di terapie e medicinali a base di estrogeni, la menorragia (perdita di più di 60 ml di sangue) è generalmente più frequente tra le donne: [38-41, 42]

* obese

* con percentuale eccessiva di grasso corporeo

* che soffrono di dismenorrea (ciclo doloroso), o endometriosi

* che hanno un ciclo anovulatorio o fibroidi, polipi uterini, cisti ovariche

* che hanno problemi alla tiroide o squilibri ormonali (eccesso di estrogeni)

 

Non proprio il ritratto della salute insomma. Perdere tutto il sangue che perdiamo oggi, anche senza soffrire di menorragia, non sembra affatto il lavoro di Madre Natura.

A livello di nutrizione, la menorragia è stata correlata a carenze vitaminiche, soprattutto di vitamine C, A (betacarotene) e del gruppo B. [41]

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Se la matematica non è un’opinione, è chiaro che una dieta vegetale ben bilanciata, che assicuri fonti di B12, ricca di frutta e verdure, dovrebbe ridurre le probabilità di menorragia. Uno studio condotto su un gruppo di circa 300 vegane-crudiste ha mostrato in effetti che molte di queste donne hanno il “problema” opposto: il 30% infatti aveva perdite di sangue molto più ridotte di prima e una piccola percentuale addirittura non aveva più perdite. [43]

 

Come abbiamo visto nel capitolo precedente, perdere tutto questo sangue è collegato alle comuni carenze di ferro delle donne moderne. Quando una donna con menorragia diventa anemica, cosa immaginate le consiglino di mangiare? Indovinato! La stessa carne che probabilmente ha creato il problema, tanto per cominciare.

 

E il ciclo vizioso continua…

Non per tutte per fortuna.

 

 “Sono solo 6 mesi che sono diventata vegana con alto consumo di frutta e verdure crude e il mio ciclo è molto meno abbondante e meno lungo, tanto che la mia sideremia è tornata a livelli normali!!” Elena C.

 

“Prima avevo un flusso abbondantissimo e doloroso. Ora da vegana il flusso si è ridotto talmente tanto che sono addirittura passata con gioia alla coppetta mestruale e i dolori sono solo un ricordo. ” Ylenia R.

 

 

“Il primo giorno del ciclo il flusso era molto abbondante. Ora dura molto meno, non ho dolori, e il flusso è scarso – non uso più quegli assorbenti giganti con mille ali!” Angelica G.

 

 

 

 

REPERTO E = DOLORE MESTRUALE E PMS (SINDROME PRE-MESTRUALE)

 

 

“Io ho sempre sofferto di cicli molto molto dolorosi, considerati ‘fisiologici’ dalla ginecologa… Al secondo mese di vita vegana i dolori sono scomparsi, senza più ritornare… (e son quasi passati 2 anni)”. Luisa G.

 

Se le mestruazioni fossero un processo veramente fisiologico, non dovrebbero essere dolorose. Dal 50 all’85% delle ragazze e donne moderne invece soffre di crampi alla pancia e dolori alla schiena nei primi giorni del flusso mestruale, spesso conditi con tanto di emicrania, diarrea o vomito. [44] Sono tanto comuni questi malesseri che patire dolore in “quei giorni” ormai ci sembra assolutamente parte delle gioie dell’esser femmina: offerta “all inclusive”: donna + dolori. Pacchetto completo, prendere o lasciare.

Anche la settimana prima del mestruo è spesso una costante fonte di problemi: dal dolore al seno (mastalgia), alla famosa PMS. Il 15% delle donne però soffre così tanto che ha bisogno di stare a casa dal lavoro o assumere farmaci. [45]

Conseguenza principale: enormi entrate per le aziende farmaceutiche che vendono quei medicinali senza bisogno di ricetta, farmaci di cui il 70% di queste donne fa uso regolare (e di cui spesso abusa). [46]

 

“Negli ultimi 9 mesi ho eliminato tutti i latticini per prevenire il tumore al seno e ho notato un cambiamento enorme. Sono sempre stata male con il ciclo, molto male.

 

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DISMENORREA: fattori di rischio e correlazioni principali [44, 47-50]

 

 

“Sono vegana da quando conosco Eva, quindi solo da qualche mese, eppure ho già visto il ciclo diminuire in quantità e durata. Adesso dura 3 giorni e non è più doloroso come lo era prima. Spesso prima, dovevo ricorrere agli antidolorifici. Adesso posso fare tutto.” Cristina R.

 

1)  Aver avuto un menarca precoce (<11 anni)

2)  Avere perdite molto abbondanti di sangue (menorragia)

3)  Fumare

4)  Essere nullipare

5)  Vita sedentaria

6)  Dieta ricca di grassi

 

Quest’ultimo punto, ancora poco studiato, è legato alla maggiore presenza dell’ormone PGF2-alfa nel sangue mestruale, cioè di prostaglandine (sostanze infiammatorie) prodotte dalle cellule dell’endometrio (il rivestimento interno dell’utero).[49] Le prostaglandine sono ormoni che promuovono o inibiscono le infiammazioni nel corpo e sono in parte prodotti dai grassi che vengono ingeriti con la dieta, soprattutto quelli trans e animali e quelli utilizzati nei cibi fritti e nei fast-food.

 

Ecco quali alimenti o abitudini, oltre al passare a una dieta povera di grassi, sono invece associati a un miglioramento dei sintomi: [49, 50]

1)  cibi ricchi di antiossidanti (vitamina C ed E)

2)  cibi ricchi di magnesio

3)  acidi grassi Omega3

4)  dieta povera di grassi

 

Quale potrebbe essere una dieta capace di influire positivamente su un numero maggiore di questi punti? Quale sarà mai…?

 

 

“Io avevo un ciclo molto, molto doloroso. Già due gg. prima avevo fastidi come mal di testa, nervosismo e tensione al basso ventre… poi la scelta vegana. I primi 3-4 cicli sono stati peggio che mai, ero in piena detox e il mio corpo aveva scelto il ciclo per ripulirsi, ma ora non me ne accorgo nemmeno quando mi arrivano, e rischio di non avere dietro nulla!!” Chiara T.

 

 “Cambiare dieta per me è stato come rinascere. Il ciclo non è più doloroso al punto che faccio sport e mi scordo di averlo! Prima di eliminare i cibi animali soffrivo di mal di testa terribili, crampi e nausea. Essere solo vegetariana non aveva migliorato la situazione, solo eliminare anche latticini e uova ha fatto la differenza.” Giulia C.

 

Gli ultimi mesi, a parte l’emicrania lancinante, avevo una tensione al seno enorme… dolore da non dormire la notte. E poi flusso inimmaginabile e crampi atroci. A cui si era aggiunto un corpo luteo emorragico che mi veniva costantemente e per cui soffrivo da matti. Oltre, ovviamente, ad avere il ciclo lunghissimo e irregolare. Beh, dal cambio di alimentazione non ho più dolore. Il ciclo mi arriva e non me ne accorgo… più o meno abbondante, ma senza dolore. Quel corpo luteo si è sistemato e… il ciclo è da orologio svizzero! Sono rinata”. Ileana M.

 

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REPERTO F = MASTALGIA E ALIMENTAZIONE

 

“Con una dieta vegana tendenzialmente crudista-fruttariana nessun gonfiore, nessun dolore.” Ilaria O., Paola S., Paola R.

 

 

Oltre alla dismenorrea, sempre più giovani donne soffrono di mastalgia, cioè di dolore ciclico al seno. Questa è una problematica dolorosa la cui causa non è ancora ben studiata, anzi viene molto sottovalutata dalla ricerca moderna (che si è occupata pochissimo di questioni legate al ciclo mestruale, preferendo le malattie maschili).

Dall’8 al 30% delle donne occidentali soffre moderatamente o severamente di dolore ciclico al seno tanto da impedire loro di fare attività regolari e soprattutto far loro temere qualcosa di grave, portandole a fare anche quattro volte più mammografie (e quindi a esporsi a raggi-x cancerogeni) di chi non ha questi dolori. [57,58]

 

Per fortuna solo dal 5 al 18% delle donne con tumore al seno provava dolore al seno come uno dei sintomi, ma provare questo dolore ciclicamente da anni, fa in effetti aumentare il rischio di sviluppare questo tumore. [58,59]

Meglio capire quale sia la sua radice.

Un primo campanello d’allarme che ci deve far capire che questo dolore non è connaturato all’esser donna è che tra le donne asiatiche la mastalgia è molto meno comune che da noi, e colpisce solo il 5% della popolazione. [60]

Proviamo a capire se sia la dieta a fare la differenza.

Sappiamo bene che il dolore al seno è solitamente più marcato in alcuni periodi particolari:

  • le due settimane prima del mestruo
  • durante la gravidanza
  • durante la perimenopausa (circa dai 40 ai 50 anni)

 

Dopo la menopausa invece tende a scomparire, senza bisogno di cure. È chiaro che quindi il nesso è ormonale. Proprio come per il menarca precoce, le teorie principali parlano di uno squilibrio tra estrogeni e progesterone (eccesso del primo o carenza del secondo) ma viene anche visto come un problema di metabolismo legato ai grassi, o a un’ipersensibilità alla prolattina. [59]

Il nesso con gli ormoni era talmente evidente che il collegamento con la dieta non è stato, tanto per cambiare, preso in considerazione.

 

Cosa influenza gli ormoni a tavola però? In parte l’abbiamo già visto, e continueremo a vederlo. Per ora si sa che il cibo più correlato a una maggiore sensibilità del seno e ai noduli benigni sono i grassi nella dieta. “Più grassi saturi nella dieta, più incidenza di noduli”, tanto che da alcuni esperti viene consigliata una dieta povera di grassi e ricca di frutta e verdure (ma anche povera di caffè e sigarette!). [60]

Come vedremo da altri studi, una dieta povera di grassi (15% del totale calorico) e ricca di fibre riduce il livello di estrogeni in circolazione e sappiamo che sono le donne vegetariane a eliminare più estrogeni nelle feci. [61,62]

È stata testata una dieta del genere su donne con dolore ciclico al seno?

Sì, e più della metà in effetti ne ha ricevuto miglioramenti. [63]

 

Uniamo tutti gli indizi…

La principale fonte di grassi saturi nella dieta occidentale?

Latticini e carne.

Le prime fonti alimentari di xeno-estrogeni e certi pesticidi? I cibi animali.

I cibi privi di estrogeni animali? Quelli vegetali.

I cibi con l’indice glicemico più basso (e allo stesso tempo poveri di grassi)? Frutta, verdure, legumi…

La dieta che più aiuta a liberarci dagli estrogeni in eccesso? Una dieta ricca di fibre e povera di grassi.

Dove sono contenute le fibre? Solo nei cibi vegetali.

Conclusione?

Se vogliamo bene al nostro seno, non sarebbe il caso di provare un’alimentazione “della taglia giusta”?

 

“Io con il passaggio alla dieta vegana ho molti meno dolori, il ciclo è meno abbondante, ma la cosa piú sorprendente è che è praticamente sparito il gonfiore e il dolore al seno!” Sara B.

 


“Nell’eliminare i latticini e allo stesso tempo nell’aumentare i carboidrati integrali e la frutta, passando a una dieta vegana, il dolore al seno di cui soffrivo molto prima del ciclo mi è sparito, si è volatilizzato… In ospedale mi avevano detto che fosse normale soffrirne, e di non preoccuparmi, ma mi sento molto più sollevata adesso che non mi fa più male!” Barbara T.

 

 

DIETA VEGANA = MESTRUAZIONI NATURALI

 

A questo punto dovrebbe esserci chiaro che la dieta ha un’enorme influenza nel riportare alla normalità i nostri cicli mestruali e nel riequilibrare i nostri ormoni (e come vedremo le ghiandole che li producono).

 

I dati sembrano tutti condurre nella direzione della dieta vegetale, una dieta che pare poter aiutare noi donne a gioire dell’esser donna. È mai stata testata clinicamente una dieta vegana e povera di grassi su donne che soffrivano di dismenorrea?

Sì, e con ottimi risultati.

In poco tempo, la durata della dismenorrea si è ridotta e l’intensità del dolore è notevolmente diminuita. [50] Meno gonfiore, meno dolore, meno giorni di sofferenza.

 

Vogliamo passare parola?

È pieno il mondo di ragazze e donne che aspettano la buona novella…

 

 

 

“In passato ho sofferto di atroci dolori mestruali. Il primo giorno di mestruazione per me era un incubo… vomito… diarrea… svenimenti… dolori alla testa, crampi alle ovaie… fortissimo mal di schiena… dolori dietro le ginocchia… Ora sono vegana crudista da 10 mesi, prima ero onnivora. La mia vita è profondamente cambiata in positivo da ogni punto di vista. Da 10 mesi è tutto sparito, da non credere. Mi assale una rabbia se penso a tutte le sofferenze passate… quanto vorrei che me l’avessero detto prima di provare a cambiare dieta…” Emiliana S.

 

“Da vegetariana 10 giorni prima che mi venisse il mestruo ogni mese capitava di sentirmi il seno gonfio e faceva malissimo a volte anche solo sfiorarlo. Da quando ho tolto anche uova e latticini, mai più successo!! Me li sono dimenticata quei dolori!” Claudia C.

 

“Il mio ciclo prima era doloroso, da piccola non potevo andare a scuola dal male. La sua durata a volte superava i 5 gg e mi limitava tanto. Da quando ho eliminato dalla mia vita quel che rimaneva di animale dai miei piatti, il ciclo dura 3 gg, non mi accorgo quando arriva e non sento nessun dolore durante e prima del suo arrivo. Che liberazione!!” Carla A.

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AVVISO IMPORTANTE:   Questo articolo è estratto dal mio libro LA SALUTE DI EVA ed è una raccolta di notizie e dati a scopo esclusivamente informativo. Prima di apportare cambiamenti alla vostra dieta e stili di vita e per qualsiasi problema specifico di salute, si raccomanda di consultare sempre un medico specialista o un nutrizionista, soprattutto se assumete medicinali. Le informazioni dell’articolo sono condivise con il presupposto che non costituiscono né hanno la pretesa di essere consiglio o prescrizione medica o specialistica di diete o trattamenti, o suggerimenti e consigli di profili nutrizionali finalizzati al miglioramento dello stato di salute, o aventi finalità di cura. Sebbene sia stata usata la massima cura nella ricerca delle informazioni e degli studi scientifici di riferimento, gli studi in questo campo sono in continua evoluzione ed errori di tipografia, inesattezze e omissioni sono possibili. I pareri personali espressi dall’autrice Aida Vittoria Éltanin (E.V.A.) in nessun caso possono sostituire le opinioni di un medico o di uno specialista in nutrizione.
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