La Salute di Eva: Alzheimer, demenza e cibi animali

(Articolo tratto dal libro LA SALUTE DI EVA)

La demenza non è “un effetto collaterale dell’invecchiamento”. Dal 20 al 50% dei centenari occidentali infatti NON ne soffre.  [7, 8]  E non se ne soffre alla stessa maniera in tutto il mondo.

DIFFUSIONE GLOBALE DI ALZHEIMER (AD)  [1-4c, 4d]

Se la dieta mediterranea celebrata oggi (ben diversa dalla REALE dieta mediterranea dei nostri avi), con la sua presenza giornaliera di cibi animali, facesse veramente la differenza per il nostro cervello, non dovremmo esserci  anche noi, i francesi o gli spagnoli tra i più colpiti da demenza in Europa.
Chi sta peggio e meglio di noi?  E cosa mangia?

Maglia nera

Stati Uniti / / Europa Occidentale e del Nord (Italia al primo posto per prevalenza di demenza nel 2013) / America Latina del Sud / Australia

Medaglia d’oro

Africa sub-sahariana occidentale e centrale / India rurale

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OSSERVAZIONI EPIDEMIOLOGICHE:

* Uno studio del 2013 ha rivelato che le nazioni che prima avevano una bassa incidenza di questa malattia, come il Giappone e alcuni paesi in via di sviluppo, stanno osservando sempre più casi di Alzheimer da quando le loro diete tradizionali sono state sostituite da diete onnivore all’occidentale, con più carne, grassi saturi e più ferro. In tutte le otto nazioni studiate, il totale dei grassi animali era “altamente correlato” alla prevalenza di Alzheimer. [5]

** L’Alzheimer è molto più raro tra i nigeriani e gli africani che vivono in Africa, rispetto agli afro-americani emigrati, e residenti negli Stati Uniti. [6]

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SPERANZA NEI FARMACI O NELLA DIETA PREVENTIVA?

I tassi di Alzheimer, ci ricordano gli esperti, triplicheranno nei prossimi decenni e non vi è ancora una cura soddisfacente, nonostante i tanti topi utilizzati inutilmente.

Come fanno notare Mr. Barnard e i medici del Comitato PCRM, il 99,6% dei farmaci che funzionano per l’Alzheimer funziona sui TOPI di laboratorio, ma negli ultimi dieci anni nessun farmaco è uscito sul mercato per curare l’Alzheimer negli esseri umani. [25b]
Epic fail, direbbero gli inglesi. Flop totale.

Sono le ricerche sulle persone che ci stanno aiutando a capire meglio questa malattia e prevenirla, a tavola.
Partiamo dagli studi piu’ recenti.

2016.    Esce uno studio su una prestigiosa rivista di nutrizione americana. Vengono utilizzati i dati di ben 10 nazioni del mondo e una marea di studi scientifici sul nesso tra dieta e questa malattia. Cosa si scopre?
Che ad aumentare di più il rischio di Alzheimer vi era il consumo di carne…
Al secondo posto? Le uova e i latticini più grassi.
Cosa invece lo previene? Alti apporti di frutta, alti apporti di verdure e di cereali. [26]
Il maggior consumo di carne è associato anche a mortalità per Alzheimer? Se lo sono chiesti  i ricercatori di uno studio del 2017 che ha monitorato per più di 15 anni  mezzo milione di americani. [79]   Risultato?
Maggiori erano i consumi di carne – soprattutto rossa e insaccati – maggiore il rischio di essere morti per Alzheimer in quei 15 anni.
La carne italiana  però è sicura, giusto? Ha più qualità, ci sono più controlli”.

Beh, poco importa. Uno dei componenti della carne associato a mortalità per Alzheimer è il ferro eme, e quello c’è in qualsiasi tipo di carne.

AGE CAPITO?

Si è ormai visto che lo stress ossidativo ha un forte ruolo nella patogenesi dell’AD. [30]
I neuroni delle donne in particolare sono molto sensibili all’attacco dei radicali liberi, soprattutto di alcune molecole dette AGE, tossine che in buona parte si formano durante la cottura dei cibi. [31-33]

Le nostre guide ancestrali ci ricordano che in natura per milioni di anni abbiamo mangiato solo frutta e cibi crudi e anche gli animali più simili a noi, che non soffrono di demenza, ancora oggi non cuociono nulla. I cibi crudi guarda caso hanno quantità di AGE da 10 a 100 volte inferiori rispetto a quelli cotti.[31] Non è però mettendoci a mangiare carne di cavallo cruda o latte crudo che ci salveremo dall’Alzheimer. I prodotti animali e i derivati, soprattutto quelli grassi, anche da crudi contengono naturalmente molti AGE. [31] La cottura gliene aggiunge solo altri. [34, 35]

Quali sono gli alimenti più ricchi di AGE?

A parità di peso (100 grammi) i peggiori sono tutti cibi animali. I migliori invece sono quelli ricchi di carboidrati e consumati crudi. Giusto per farvi un paragone, ecco una breve selezione di alcuni alimenti.

Contenuto di AGE di alcuni cibi selezionati (kU/100g) [31, 32]

  1. Banana                                                                                   9
  2. Pane bianco tostato                                                          120
  3. Verdure grigliate                                                               220
  4. Latte intero                                                                         620
  5. Tonno in scatola con olio                                               1.740
  6. Un uovo fritto                                                                  2.749
  7. Mandorle tostate                                                            6.600
  8. Bistecca di manzo – fritta in padella con olio d’oliva 10.000
  9. Parmigiano grattugiato                                                  16.900
  10. Pancetta fritta                                                                   91.577

 

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CUORE E CERVELLO:  IL NESSO DA RICORDARE

Da dove viene la parola “riCORdare”?
Da  “CORDIS”, cuore, l’organo da sempre considerato “sede della memoria”.

Considerevole evidenza ora indica che l’Alzheimer sia primariamente un disturbo vascolare”,  spiega il Dottor Greger, cioè un problema di circolazione del sangue al cervello.
Se un cibo fa male al cuore, farà per forza male al cervello in pratica.
E che una dieta vegana e un buon consumo di frutta faccia bene al cuore e ci aiuti ad abbassare il colesterolo spero di non doverlo dire anche in cinese.

DIMMI CHE COLESTEROLO HAI E TI DIRO’ QUANTO DEMENTE SARAI…

Come spiega brillantemente il medico e ricercatore Neal Barnard nel suo libro “Super Cibi per la mente”, i GRASSI SATURI e TRANS in eccesso creano vari problemi al cervello. [26] Almeno due studi, uno condotto a Chicago e uno a New York, hanno mostrato che gli anziani che consumavano più grassi saturi al giorno avevano un rischio di incidenza di Alzheimer raddoppiato, in confronto a chi ne consumava la metà. [26, 37, 38]

Anche se serviranno altri studi per confermare questo nesso, le più comuni fonti di grassi saturi nella dieta sono i formaggi e a seguire la carne, proprio tra i cibi che sprigionano anche più AGE.

Uova, latticini e carne inoltre sono prodotti molto calorici e tra i fattori di rischio di Alzheimer vi è anche l’obesità. La restrizione calorica, cioè ridurre il totale di calorie introiettate, è stata recentemente associata ad un rischio inferiore di Alzheimer. [39]

I cibi animali per finire sono anche ricchi di colesterolo. Cos’ha questo elemento di così nocivo per il nostro cervello? A quanto pare incoraggia la produzione di beta-amiloidi.

Da uno studio del 2009 su più di 9.000 californiani seguiti per decenni [40, 41]
si è visto che avere il colesterolo totale oltre i 240 mg/dl da adulti (a circa 40 anni) aumentava di oltre il 60% il rischio di sviluppare Alzheimer tre decadi dopo. [40] Averlo tra i 200 e i 239, lo aumenta comunque del 30% circa.

Nel 2011, dall’altra parte dell’oceano, in Giappone, si è ottenuto lo stesso risultato: più colesterolo totale, più incidenza di Alzheimer. [42]

Nel dicembre 2013 è arrivata una conferma anche da una ricerca di laboratorio che ha analizzato il cervello di alcuni uomini anziani.

Elevati livelli di ß-amiloide cerebrale sono associati a frazioni di colesterolo in una modalità analoga a quella riscontrata nelle malattie coronariche.” [43] In parole povere, più è alto il colesterolo cattivo nel sangue (LDL), maggiori sono i depositi di placche amiloidi nel cervello, indipendentemente dalla presenza o meno del famoso gene dell’Alzheimer (ApoE – variante 4).

Come spiega uno dei ricercatori, diminuire il colesterolo da giovani adulti potrebbe fare una differenza significativa nel prevenire l’Alzheimer. [44]

Anche se tutto il colesterolo che ci serve viene prodotto dal fegato, un buon 25% proviene dalla nostra dieta. Solo i prodotti animali però lo contengono. I vegani infatti hanno il colesterolo più basso della norma, in media, come vedremo nel capitolo sulle cardiopatie.

MANGIARE PESCI: POSITIVO, NEGATIVO o NEUTRO PER IL CERVELLO?

Nell’Africa sub-sahariana, dove l’Alzheimer e la demenza senile sono quasi sconosciute, il pesce fresco NON viene consumato abitualmente. In queste regioni siamo a meno di 2 grammi al giorno di proteine derivate dal pesce per abitante. [46] In Italia, Spagna e Francia siamo tra i 6-10 grammi (e l’Europa occidentale indossa la maglia nera per l’Alzheimer). [47]

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In Svezia se ne consuma moltissimo (30kg all’anno a testa), ed è ai primi posti per prevalenza di demenza in Europa. [4b, 47b]

Anche il pesce contiene colesterolo, grassi saturi e AGE, soprattutto se grigliato, fritto e cotto ad alte temperature. Inoltre non contiene né i fitonutrienti che sono essenziali per riparare il nostro DNA, né fibre.

Sentiamo gli studi pero’. Non uno studio solo ma due recensioni di tutta la letteratura scientifica a riguardo, uscite nel 2010.  I risultati sono stati giudicati “inconsistenti” . Non si è visto “alcun miglioramento significativo” tra chi mangiava pesce o chi prendeva supplementi di Omega3. [51, 52]

Anche se gli Omega3 fanno sicuramente bene al cervello, per fortuna sono presenti anche in molte verdure a foglia verde e in certi frutti e alghe marine (da qui a loro volta li prendono  i pesci).

 

ACQUA E DEMENZA

Il cervello di un essere umano è fatto al 78%  di acqua e la disidratazione è un grande problema tra gli anziani, e specialmente tra i malati di demenza, che si dimenticano anche di bere, assumono spesso farmaci diuretici e una volta disidratati vedono aumentare la confusione o il delirio. Un anziano su 5 nelle case di riposo è disidratato.

Qual è il cibo più ricco di acqua? La FRUTTA.

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FRUTTA E DEMENZA: LA CHIAVE DI LETTURA SOTTOVALUTATA

La frutta e la verdura hanno tutte le carte in regola per prevenire la demenza:

* non contengono colesterolo

* sono poverissime di grassi saturi

* hanno bassi livelli di AGE, soprattutto se crude

* sono ricche di antiossidanti (vit. C/E/Betacarotene)

* sono ricche di folato (che aiuta la riparazione del DNA)

Mettiamole alla prova.

Che cosa dicono gli studi scientifici?

2014 – Recensione della letteratura scientifica sul nesso tra consumi di frutta e demenza. Ben 17 studi su 19 riportano i benefici di un consumo “cronico” di frutta per la performance cognitiva (Lamport 2014). [80]

Quale componente della frutta sembra fare meglio al nostro cervello?

In particolare la vitamina C.   Chi soffre di Alzheimer ne apporta di meno delle persone senza (Navarro-Meza 2014, Kang 2005).  Questa vitamina è un potente anti-ossidante benefico anche per i portatori del gene APOE4, che predispone a questa malattia.

Attenzione però.  Chi soffriva di Alzheimer e riportava bassi consumi di questa vitamina non ne era  “carente”,  come fa notare argutamente il Dottor Greger.    Ne apportava comunque di  più di quella considerata “sufficiente” dalle raccomandazioni.
Chiaramente, come abbiamo già visto per il cuore, le dosi minime di vit. C non bastano per essere realmente in salute nel lungo termine.

Alti apporti di vitamina E e C con la dieta (non da integratori) sono stati associati ad una riduzione del rischio di sviluppare questa malattia, anche in chi era portatore del gene APOE4 e dopo aver controllato per diverse variabili di confondimento. [26, 56, 57]

Quanto alla vitamina C,  vegani crudisti arrivano ad assumerne da due a sei volte i livelli minimi raccomandati.[61] Anche senza arrivare al crudismo comunque, i vegani ne assumono dal doppio a tre/quattro volte le quantità degli onnivori.

Dicevamo che lo stress ossidativo è il nemico numero uno del cervello. Come approfondito nel libro “In Frutta Veritas”, tra i più potenti antiossidanti troviamo i flavonoidi. Quale frutto ne contiene di più? I frutti di bosco, ma anche le melagrane. Ottimi anche i succhi di frutta (estratti) per la loro presenza concentrata di polifenoli.

Per finire, uno studio sui dati di 13.000 infermiere americane ha notato che le donne che negli anni avevano consumato più frutta e verdure ricche di vitamina C e di folato (soprattutto crucifere e verdure a foglia verde), a circa 70 anni, nuovamente sottoposte a test, mostravano un peggioramento della funzionalità cognitiva decisamente inferiore rispetto alle donne che ne avevano mangiate di meno.[63]

QUANTA FRUTTA CONTRO LA DEMENZA? 

Studiando migliaia di sportivi nel 2015,  si è notato che solo chi di loro consumava PIÙ di 3 porzioni al giorno di frutta aveva un rischio molto più basso di essere tra coloro che erano morti di Alzheimer nei dieci anni del monitoraggio.

Se però ormai avete superato i 65 anni, aumentare adesso la frutta potrebbe non fare miracoli. È prima che dovremmo cominciare a fare prevenzione per l’Alzheimer, molto prima…

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Anche i polifenoli della frutta sono molto benefici per combattere lo stress ossidativo (Lau 2005 ). Secondo una recente recensione sul tema, i flavonoidi sono potenti anti-ossidanti molto protettivi nei riguardi della demenza e del declino cognitivo (Orhan 2015, Polidori 2009).
Quale frutto in particolare ne contiene molti?

I frutti di bosco, soprattutto fragole,  lamponi e mirtilli blu (Devoree 2012, Burton-Freeman 2016).

(E se vi lamentate che le bacche costino molto, informatevi su quanto costa una badante!).

Anche le melagrane, questi scrigni di rubini, contengono alte percentuali di polifenoli speciali detti  “ellagitannini”, potentissimi anti-infiammatori, anti-ossidanti e neuro-protettivi  proprio contro l’Alzheimer (Yuan T. 2015).

Benefici in particolare anche i polifenoli dei succhi di mela, ricchi di quercetina  (Remington 2010),  ma anche il succo di frutta al 100% di arance (Kean 2015, Alharbi 2016) e quelli di uva (Li 2012)  che grazie al resveratrolo  pare aiutino a migliorare la memoria a breve-termine di molti anziani che avevano già i primi segni di demenza (Turner 2015, Barnard 2013, Krikorian 2010).

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CENTENARI IN SALUTE (MENTALE) E DIETA

Uno dei gruppi di centenari meglio seguiti da decenni è il Georgia Centenarian Study, in America (Davey 2012). Nel gruppo di 244 centenari della Georgia a cui è stato analizzato il sangue (e grazie ai 50 di loro che hanno donato il loro cervello alla scienza dopo morti)  si è visto che avere livelli più alti di beta-carotene, luteina,  zeaxantina e vitamina E era associato in modo consistente a una performance cognitiva migliore, soprattutto in termini di fluidità nel parlare (e tutto questo anche dopo aver aggiustato i dati per diverse variabili).

Anche nello studio sugli anziani francesi, detto EVA (Etude du Vieillissement Artériel), si è notato che il rischio maggiore di declino cognitivo arriva dalla carenze di antiossidanti (Berr 2000).   La frutta è il gruppo alimentare a esserne più ricco, dopo alcune erbe e spezie.  Hanno inoltre notato che le nonnine e i nonnini con la peggiore funzione cognitiva avevano in media meno licopene e zeaxantina nel sangue (Akbaraly 2007).

    FRUTTA più ricca di LUTEINA e ZEAXANTINA
(per 100g di frutta cruda, tranne dove specificato)
Cachi
Olive mature, in lattina
Avocado
Prugne secche
Lamponi
Arance
Kiwi

 

FRUTTA ORTAGGIO

 

Peperoncini piccanti, essiccati al sole
Zucca estiva, bollita
Zucchine bollite con la buccia
Zucca cruda

 

 

834 mcg
510 mcg
271 mcg
148 mcg
136 mcg
129 mcg
122 mcg

 

 


5494 mcg
2249 mcg
1877 mcg
1500 mcg

 

Tabella compilata a partire dai valori del sito Nutritiondata.self.com

CUCINA INDIANA VEG: SPEZIE BENEFICHE

Oltre a frutta e verdure, anche alcuni tipi di spezie gialle si sono rivelati molto benefici per il nostro cervello, tra queste la curcuma e lo zafferano, tanto che in India – dove sono entrambe molto popolari in cucina – la prevalenza di AD tra i settantenni è di quasi 5 volte inferiore rispetto agli Stati Uniti. La curcuma pare ridurre l’accumulazione di placche amiloidi, l’infiammazione e l’ossidazione e lo zafferano – testato direttamente per 16 settimane su alcuni pazienti – ha mostrato che la loro disfunzione mentale è migliorata nel tempo, rispetto a chi stava ricevendo solo un placebo. [66, 67]

SPORT O DIETA?

Uno studio del 2015 ha osservato migliaia di sportivi che correvano, o camminavano molto:  150.000 persone seguite per 11 anni.
Quasi 200 di loro sono morti proprio di Alzheimer.
Cosa si è capito dalla loro dieta? Che chi consumava 2 o 3 porzioni di frutta al giorno aveva un rischio inferiore del 40% di essere nella lista di quelli morti per Alzheimer, rispetto a chi ne consumava una o meno al giorno.
E non è finita qui. Chi consumava PIÚ di tre porzioni di frutta al giorno aveva un rischio inferiore del 60%  (Williams 2015).

Insomma, forse correre non basta per salvare il cervello.
A meno che non si stia correndo dal fruttivendolo…

P.S.   DONNE E DEMENZA

Circa l’80% delle persone che si prendono cura di un’ammalata o ammalato di Alzheimer sono donne. [11, 54]

La metà di loro riporta problemi di salute fisica e mentale o problemi economici a causa di questo enorme compito e dei sacrifici che richiede.

Considerato che non vi è ancora una cura per questa malattia e che un cambio di dieta non costa niente da provare, e che ancora oggi siamo noi donne al 70% a decidere cosa si mangerà nelle nostre case,  perchè non  provare una dieta vegana quando siamo ancora in tempo a ricordarci chi siamo e per prevenire problematiche enormi ai nostri cari (e a noi stesse) in futuro?
Quale nutrizionista o medico – dati alla mano – potrebbe mai sconsigliarlo?

E un’ultima domanda: chi ha interesse a non mostrare il nesso tra questa malattia e il consumo di cibi animali?
Auguriamoci di poter diventare anziani in salute per scoprirlo…

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Avviso Importante: Questo articolo è estratto dal mio libro LA SALUTE DI EVA ed è una raccolta di notizie e dati a scopo esclusivamente informativo. Prima di apportare cambiamenti alla vostra dieta e stili di vita e per qualsiasi problema specifico di salute, si raccomanda di consultare sempre un medico specialista o un nutrizionista, soprattutto se assumete medicinali. Le informazioni dell’articolo sono condivise con il presupposto che non costituiscono né hanno la pretesa di essere consiglio o prescrizione medica o specialistica di diete o trattamenti, o suggerimenti e consigli di profili nutrizionali finalizzati al miglioramento dello stato di salute, o aventi finalità di cura. Sebbene sia stata usata la massima cura nella ricerca delle informazioni e degli studi scientifici di riferimento, gli studi in questo campo sono in continua evoluzione ed errori di tipografia, inesattezze e omissioni sono possibili. I pareri personali espressi dall’autrice Aida Vittoria Éltanin (E.V.A.) in nessun caso possono sostituire le opinioni di un medico o di uno specialista in nutrizione.

salute

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