La favola della dieta mediterranea

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(Estratto dal libro LA SALUTE DI EVA)

Chi ha creato la Piramide Mediterranea di oggi, che ci consiglia di mangiare cibi animali ogni singolo giorno?
Su che dati si sono basati, sulla dieta di quali italiani, di che periodo e soprattutto… di quali italiane?

La vera dieta mediterranea di un tempo era povera e molto più simile alle diete vegane più semplici di oggi che non alla celebrata “dieta mediterranea”.  La sua ricchezza consisteva nella varietà di frutti, verdure ed erbe selvatiche che noi purtroppo stiamo perdendo, e nel fatto che fosse tutto naturalmente biologico, anche senza certificazioni e poco processato.

Come ha fatto allora a trasformarsi in un’alimentazione che propina alimenti animali ogni singolo giorno?

Da dove arriva la piramide alimentare che seguiamo oggi?

Da molto lontano, e da oltre l’oceano.

Tempo di ascoltare una bella favola…

LA FAVOLA DELLA DIETA MEDITERRANEA

C’era una volta, non molti anni fa, un cardiologo americano, il dottor Ancel Keys, che per motivi di lavoro si trovava nel Sud d’Italia, poco dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Siamo all’inizio degli anni ’50. Questo dottore cominciò a notare che gli italiani avevano colesterolo più basso e meno infarti rispetto ai suoi compatrioti. Per prima cosa notò la differenza della dieta tra i due gruppi.

Keys scrisse: “Il cuore di questa dieta è principalmente vegetariano e si differenzia dalle diete americane e dei paesi europei del Nord nel fatto che sono molto più bassi i loro consumi di carne, di latticini e che usano la frutta al posto del dessert”. [13]

In quel periodo, come Keys constatò, si consumavano in abbondanza pasta e fagioli, tantissimi minestroni di verdure, molta pasta col pomodoro, molto pane al sud (o polenta abbrustolita al nord) consumato da solo e lievitato in grandi pagnotte, grandi porzioni di verdure, patate, ortaggi freschi ed erbe selvatiche, modeste quantità di olio e di vino rosso ai pasti.

La frutta fresca – soprattutto mele, agrumi e uva – rappresentava l’unico dessert di queste persone (quando in America, già al tempo, i bambini avevano a disposizione biscotti al cioccolato e torte confezionate). Le porzioni di carne e pesce erano piccole e al massimo si trovavano due volte alla settimana. Sempre Keys notò che la maggior parte dei napoletani seguiva una dieta che era per il 90% a base vegetale, mentre solo i “pochi ricchi mangiavano la carne ogni giorno, invece che ogni una o due settimane”. [14]

Di latte, formaggi e burro, praticamente neanche l’ombra. La media di formaggio riportata dagli studi Keys negli anni ’60 era di meno di 10 grammi al giorno nella popolazione delle Marche (in pratica due mozzarelline al mese a testa). [15]

La percentuale di grassi sul totale calorico? Circa un 20%.[15]

Quasi la metà del consumo odierno.

Keys prende nota di tutto questo e decide di fare uno studio più approfondito, il “Seven countries study” (Studio delle 7 nazioni) uno studio che lo porterà in giro per il mondo a raccogliere dati sul nesso tra dieta, colesterolo, totale dei grassi e la salute cardiaca di migliaia di uomini, dal Giappone alla Finlandia, dall’America all’Italia.

Nel Bel Paese scelse due paesi rappresentativi, uno vicino a Bologna e l’altro nelle Marche.

Quanti anni avevano gli uomini intervistati per lo studio?

Tutti tra i 40 e i 59 anni. [16]

Dato che per la prima volta furono intervistati nel 1960, facendo i conti, tutti questi italiani erano quindi nati e cresciuti all’inizio del 1900. Ecco i dati Istat di cosa si mangiava in media in quel periodo.

Consumo medio annuale di  generi alimentari (kg a testa)

 

Italia  1901-1910

 

Carne bovina = 5,7 kg

Carne suina = 4,4 kg
Altra carne = 3,1 kg
Legumi secchi = 13,7 kg
Frutta secca = 30,8 kg
Pesce fresco = 2,5 kg
Burro = 0,8 kg

Formaggi = 3,6 kg

 

Fonte: dati ISTAT  [12]

 

Questi dati mostrano già una presenza di cibi animali superiore a quella di cui godevano i loro genitori e sapendo – come sappiamo oggi – come funziona l’ereditarietà e l’importanza della genetica in molte malattie, possiamo anche intuire che fu la buona salute anche dei loro genitori aver permesso agli italiani studiati da Keys di ritrovarsi a 50-60 anni con l’ottima salute cardiaca che colpì così tanto questo medico.

Proviamo a vedere. Cosa mangiavano i loro genitori e i loro nonni?


LA DIETA DEI TRISAVOLI: PANE, FRUTTA e VERDURE e COMPANATICO

A fine 1800, i consumi di cibi animali erano minimi, rispetto ai  nostri. La cucina delle classi rurali era talmente semplice che non servivano grandi tomi per descriverla: minestrone di verdure tutte le sere, frutta di stagione, cereali a pranzo con ortaggi di stagione, legumi, molto mais al nord, patate, pane nero di segale, castagne e frutta disidratata o secca come “dessert”.
Eppure è ancora viva e vegeta l’illusione che tutti i nostri nonni avessero un pezzetto di terra con qualche gallina per le uova e la mucca per avere latte e burro, anche se già a fine secolo più della metà della popolazione ormai viveva nelle città. Non solo. Non tutte le persone che vivevano in campagna possedevano la terra che coltivavano, o potevano usare come volevano tutto ciò che gli animali producevano.

A differenza di oggi, i prodotti animali non c’erano allo stesso modo tutto l’anno. D’inverno il latte fresco era poco e non c’erano neppure le uova… Le galline normali (non quelle di oggi negli allevamenti, con le luci perennemente accese a stimolare l’appetito) non covano le uova nei mesi più bui, o riducono di molto la produzione.

Inoltre, come sappiamo dai documenti dei monasteri, uova e formaggi erano spesso usati fin dal medioevo come moneta locale, per pagare debiti o acquistare cibi ancora più importanti.

(Non a caso, la parola “pecunia” deriva dal termine “pecora”, uno dei primi animali sfruttato dall’uomo).

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Come racconta nonna Concetta in un libro recente sulla cucina della Calabria, “con 10 uova potevi ottenere tanto sale quanto ne contenevano il cavo di due mani accostate”. [12b]

Latte e formaggi inoltre non si conservavano bene nel clima caldo del Mediterraneo e il latte era visto con sospetto da molti medici antichi, tra cui Ippocrate. “Caseus est sanus quem dat avara manus” diceva un proverbio latino sui formaggi. Meglio a piccole dosi.

(E per inciso, quasi sempre il formaggio era di latte di pecora, non di mucca).

E il pesce fresco? Oggi troviamo pescherie fin sulle Alpi e pesce di mare in mezzo alla campagna. Tutto normale. Ci dicono che sia una parte integrale della dieta mediterranea e ironicamente, proprio le persone più attente alla salute se ne abbuffano regolarmente, al posto della carne.

In realtà, il pesce fresco in passato era un alimento per i ricchi e i religiosi, e non era certo consumato tre volte a settimana neppure da loro. Quello di mare era quasi sempre essiccato o conservato in salamoia, per ovviare ai problemi di conservazione e trasporto (fino al 1960 non avevamo il frigorifero per conservarlo).

Non a caso è un Papa che Dante caccia in Purgatorio perché ghiotto di anguille e poco moderato a tavola.

Per finire, vi erano poi diversi giorni, come tutti i venerdì, in cui si evitava religiosamente la carne. Nei 40 giorni della Quaresima non solo si smetteva di utilizzare la carne, ma anche latte e formaggi. [12c]

(Il latte di mandorle non è certo un’invenzione moderna dei vegani. Lo si trova onnipresente in tutti i libri di cucina medievale).

Consumo medio annuale di  generi alimentari (kg a testa)     

 

Italia  1861-1870

Carne bovina = 3,7 kg

Carne suina = 3,9 kg
Altra carne = 3,5 kg
Legumi secchi = 11,4 kg
Frutta secca = 35,6 kg
Pesce fresco = 1,5 kg
Burro = 0,3 kg

Formaggi = 1,3 kg

 Fonte: dati ISTAT  [12]

Certo, c’è sempre qualcuno che fa notare che i ricettari medievali o romani erano pieni di ricette di maialini cotti nel latte, carne di ogni tipo e formaggi vari, che si  facevano banchetti di otto ore e si mangiavano dolci allo zafferano. In realtà, i ricettari che vengono utilizzati per capire come si mangiava a quei tempi, sono comunemente scritti per le cucine di nobili o re (vedasi i famosi “Libro de arte coquinaria” del Maestro Martino, il “Liber de coquina” con ricette della Corte Angioina ecc.), non certo per le donne del popolo.

I turisti di oggi si fiondano ad assaggiare tutti questi cibi animali nella capitale pensando di mangiare “alla Mediterranea”. In realtà stanno mangiando come Papi e Imperatori del mediterraneo.

(Ed erano proprio i ricchi ad ammalarsi di tutte le malattie croniche che oggi colpiscono tutta la popolazione).

Nel medioevo, i poveri non facevano neppure colazione e il piatto principale per tutti – ricchi e poveri – era il pane, più una zuppa di legumi e cereali.

Ad accompagnarla, erbe selvatiche, ortaggi locali e frutta di stagione.

Tutto il resto, fondamentalmente, era un optional. Un optional che solo i più ricchi potevano concedersi abitualmente.

Proprio come oggi, i ricettari tendono a mostrare l’eccezione più che la regola, le ricette più elaborate o quelle per i giorni di festa.

 

LA FALSA PIRAMIDE DEL DOTTOR KEYS

Come mai, viene da chiedersi,  la dieta degli uomini studiati dal Dottor Keys (e quella dei loro genitori)  non è affatto la dieta che ci dicono oggi di seguire come modello del “passato”?
Il problema è che Keys e colleghi non chiesero a questi cinquantenni di descrivergli la loro dieta da ragazzini, ma solo quello che avevano mangiato durante la settimana precedente.  E inoltre, al tempo dello studio vero e proprio, non eravamo più negli anni ’50.

Le tre interviste furono condotte nel 1960, nel 1965 e nel 1970.
E fu su questi dati che si basò poi la piramide della dieta mediterranea….

 

DIETA MEDITERRANEA = DIETA DELLA CUCCAGNA!

 

Andiamo a vedere. Cosa mangiavano nel 1970 gli italiani, rispetto a 100 anni prima?

Italia  1870  

Italia  1970

 

Carne bovina = 3,7 kg

Carne suina = 3,9 kg
Altra carne = 3,5 kg
Legumi secchi = 11,4 kg
Frutta secca = 35,6 kg
Pesce fresco = 1,5 kg
Burro = 0,3 kg

Formaggi = 1,3 kg

 

Carne bovina = 24,8 kg

Carne suina = 10,7 kg
Altra carne = 17,7 kg
Legumi secchi = 4,9 kg
Frutta secca = 13,1 kg
Pesce fresco = 7,5 kg
Burro = 2 kg

Formaggi = 10,6 kg

 

                                                                 Fonte: dati ISTAT  [12]

 

Siamo nel pieno del boom economico.

Il totale di grassi sale dal 10-20% del totale calorico a quel 30%-40% che è oggi considerato standard, e che standard non era affatto un tempo.

In pochi decenni  crolla vertiginosamente il consumo dei cibi vegetali e aumentano ovunque le proteine animali.

Crollano in particolari i consumi di:
* legumi (la “carne dei poveri”)

* frutta secca

* erbe selvatiche

 

Aumenta esponenzialmente quello di:

* carne di manzo

* formaggi e burro

* carni “bianche”

* pesce fresco

* uova

 

Come biasimare i nostri nonni vissuti nel dopo-guerra?
“La nazione della Cuccagna”, dove il cibo era ovunque in abbondanza, era stato a lungo solo un sogno medievale.

Ora quel sogno era diventato realtà: meglio approfittarne.

I contadini e gli operai di quegli anni ripudiano il proprio passato, i pranzi frugali a base di “pane e cipolle”, le cene con “pasta e fagioli” e le feste a suon di frutta secca.  Avevano sempre dovuto invidiare i ricchi che pasteggiavano a carne e formaggi, a pesce fresco e burro, con dolci cremosi e zuccherati. Poi han visto gli americani fare altrettanto.

Tempo di unirsi al banchetto.

Tempo di rifarsi dopo anni di miseria e Fame con la F maiuscola.

 

MISERIA E NOBILTA’:  TUTTI COMINCIANO A MANGIARE COME I NOBILI

Nessuno meglio di Totò nel film “Miseria e nobiltà” (1954) immortalato a farsi scorpacciate di spaghetti, pesce e pollo arrosto, ha saputo rappresentare lo spirito di rivalsa (e incredulità) che accompagnò quei decenni.

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   Totò in “Miseria e Nobiltà”

Anche Alberto Sordi in “Un Americano a Roma” (stesso anno), ci fa capire la mentalità che piano piano cambiava tra i giovani. Nel trovarsi nel piatto  semplici maccheroni in bianco, quasi schifato li mette da parte dicendo “Questa è roba da carrettieri”, da gente povera. Gli americani non la mangiano, dice. E poi loro bevono il latte, non il vino, e sono forti!

(Poi però cambia idea, il latte lo “dà al gatto”, si mangia la pasta e si beve il vino, ma i tempi stanno cambiando).

La “Cuccagna fever” aveva colpito anche i religiosi tra l’altro. Fu proprio Papa Paolo VI, nel 1966, a riformare la regola che prevedeva il digiuno e l’astensione dalla carne per certi periodi, come tutti i venerdì e altre giornate particolari. Da quell’anno, viene concesso ai Vescovi  di “sostituire del tutto o in parte l’astinenza… con opere di carità ed esercizi di pietà”.

Nessuno del clero sembrò più ricordarsi che la golosità era (ed è ancora!) uno dei sette peccati capitali…   Ma proseguiamo.

 

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Sordi in “Un americano a Roma”

 

Lo stesso Keys, in vacanza a Milano, notò che purtroppo i ristoranti stavano servendo cibo “tipicamente lontano dallo schema mediterraneo… Tutto ora dev’essere carico di burro o margarina o carne macinata”. [17]

Addio ai bei tempi in cui bastava la frutta come “dessert”. Qui, come nel suo paese, erano arrivati i carrelli del dessert:

Anche se i ristoranti italiani si vantano della loro salutare dieta mediterranea, stanno servendo un suo travestimento”.

Nessuno biasima i nostri nonni, ma perché dovremmo credere che quella dieta fosse la più sana e tradizionale di tutte?

Alcuni critici dello studio delle 7 nazioni e i fan dei grassi animali dicono che in realtà gli italiani dopo la guerra non avevano aumentato i consumi di cibi animali, semplicemente erano ritornati a mangiarne tanti come facevano PRIMA delle due guerre.

I dati Istat del 1861 però, come abbiamo visto, NON supportano questa teoria. Almeno non per le classi rurali, cioè la stragrande maggioranza della popolazione.
Ma ritorniamo alla nostra favola. Non fu Mr. Keys a disegnare la piramide che conosciamo oggi. E non fu neppure negli anni ’70 che entrò in auge.  E, ironia della sorte, questa piramide non fu concepita in Spagna, in Turchia o in Italia, ma…

…ad Harvard, negli Stati Uniti.

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LA PIRAMIDE MEDITERRANEA: UNA BELLA AMERICANATA

Il disegno della piramide mediterranea come la conosciamo oggi non è un’invenzione di Keys, né vide la luce negli anni ’70.

Fu solo vent’anni dopo, negli Stati Uniti, che si sentì profondamente il bisogno di proporre un nuovo stile alimentare da suggerire agli americani sempre più obesi, con il colesterolo sempre più alto e sempre più colpiti da infarti, malattie cardiovascolari e diabete.[18]

Nel cercare questa dieta magica, i ricercatori si basarono proprio sugli studi del Dr. Keys in Italia, più dati sulla Grecia e Creta degli anni 60.

Ormai erano passati più di 20 anni dalla raccolta dei primi dati e molti di quei gruppi erano stati costantemente monitorati.

Si era ormai stabilito senza ombra di dubbio che ovunque il colesterolo era più alto, più gli uomini morivano di malattie coronariche, un po’ in tutte le sette nazioni. [19]

Bisognava dirlo al mondo. Serviva un messaggio visivo che facesse presa sulla gente.

Nel 1993 venne presentato per la prima volta il disegno della piramide a una conferenza e questa dieta fu denominata “mediterranea”. [20]

Fu un successo.

A quale persona a dieta o malata non piace sentirsi consigliare di mangiare formaggi, latte e yogurt tutti i giorni, pesce, carne, uova più volte a settimana e bersi anche un bicchere di vino o due al giorno, oltre a pasta, frutta e verdure, e un po’ di carne rossa qua e là, “poche volte al mese”?

E così, per assurdo, la nostra “dieta della Cuccagna” ha cominciato a farsi un nome portentoso, insieme all’olio d’oliva, al pesce “tre volte a settimana”, alle mozzarelle, al salame e allo stile made-in-Italy.

Applauso.
Il sogno americano è diventato anche il nostro.

E sono diventati nostri anche i loro valori di infarti e colesterolo.

Rassicurati e all’ombra di una piramide approvata dall’alto, i consumi di cibi animali sono lievitati ancora di più rispetto a quelli degli anni ’70. Il crollo dei legumi, all’opposto, è in discesa libera. Secondo l’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) consumiamo in media 10 g di legumi al giorno. Anche solo 60 anni fa se ne consumavano almeno 50 g. [21] Qualche produttore dice che se non ci fossero i vegani, non starebbero più in piedi economicamente.

Per quanto riguarda la frutta e le verdure poi, secondo un rapporto Istat/CNEL sul benessere 2013, in Italia meno del 20% della popolazione ha consumato quotidianamente almeno quattro porzioni. [22] 

Come dice la stessa unione nazionale delle filiere delle uova, negli anni ’50 “ogni italiano mangiava circa 120 uova l’anno. Oggi, il consumo pro-capite ha raggiunto le 218 unità”. [22b] La metà circa di queste uova non le vediamo neppure, perché sono nascoste dentro dolci, pasta e altri alimenti.

 

Dal 1994 a oggi, nonostante tutta questa celebrazione della “dieta mediterranea”, i tassi di diabete, cancro e infarti hanno continuato a salire in maniera vertiginosa negli Stati Uniti ed entro il 2050 saranno quasi tutti obesi.

La beffa è che anche in Italia, diabete, malattie cardiache, tumori e obesità sono in forte aumento ormai. Questo vuol dire che o nessuno segue veramente la piramide mediterranea, o che seguire QUESTA piramide “made-in-USA”, basata sul periodo del boom,  per noi italiani è stato chiaramente un peggioramento rispetto alla vera dieta mediterranea delle nostre bis-bisnonne.

E a proposito di bisnonne…

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DONNE E DIETA MEDITERRANEA: OLTRE ALLA BEFFA IL DANNO

Possiamo applicare la dieta mediterranea di oggi a uomini e donne allo stesso modo?

Torniamo al dottor Keys. Forse avrete notato che ho continuato a parlare di uomini nel descrivere i suoi studi. Non è un caso.

Di tutti i soggetti italiani che analizzò negli anni ’60 e ’70, quante erano secondo voi le donne intervistate per parlare della loro dieta…?

  1. a) La metà?
  2. b) Un terzo?
  3. c) Nessuna?

 

Furono esclusivamente uomini a essere intervistati per la sua ricerca. Nessuna donna. [15]

No. Non era per misoginia.  Il Dr. Keys temeva che avrebbe avuto bisogno di un campione molto più vasto di donne, per valutare queste problematiche di salute anche tra loro. Al tempo infatti non si riteneva che le malattie cardiache fossero un problema femminile. Oggi invece, come vedremo nel IX capitolo,  sono tra le primissime cause di morte e disabilità anche per noi, in parte proprio per colpa di questa falsa dieta mediterranea maschile dell’abbuffo, ricca di cibi animali.
E parlando di carne. Per cultura, erano gli uomini italiani a ricevere le maggiori porzioni di carne, quando c’era, e di proteine animali in generale.

I dati Istat sul consumo di prodotti animali quindi andrebbero ulteriormente ridotti per le donne.

Quanto al vino rosso, uno degli elementi così associato ai benefici della dieta mediterranea, le donne non lo bevevano spesso come i loro compagni uomini al tempo delle interviste, com’è stato anche ammesso dai ricercatori degli anni ’90, come uno dei limiti della loro piramide.
Come ricorda il Dr. Greger : “L’alcool è un riconosciuto fattore di rischio per il tumore al seno, anche in quantitativi moderati”. [27]

Eppure la piramide della dieta mediterranea funziona. Non c’è dubbio.

Come ce lo spieghiamo?

 

PERCHE’ LA PIRAMIDE MEDITERRANEA FUNZIONA?

I dati clinici sono incontrovertibili: dal famoso Lyon Diet Heart Study del 2001 a studi più recenti come il Cardia del 2016, la dieta mediterranea risulta più protettiva per il cuore della dieta americana standard (detta S.A.D. = “la dieta triste”,  le battute si sprecano),  anche a parità di molte variabili, dal fumo all’attività fisica  [23-25]

Anche la salute del nostro cervello ne beneficia.

Una revisione sistematica sul nesso tra la “Med Diet” e i suoi effetti sulla nostra mente mostra senza dubbio che più si segue questa dieta, più ne beneficia in particolare la memoria (sia a lungo che breve termine), oltre ad altre funzioni cerebrali. [26]

 

Per finire, la dieta mediterranea aiuta a ridurre il rischio di vari tumori.

Come è possibile?  Beh, non ci vuole poi molto. Dopo tutto, la dieta  studiata da Keys negli anni ’60 in Italia era senza dubbio salutare, se paragonata a quella standard degli americani  degli anni ’90!

Una domanda quindi si sono posti i critici di questa piramide, da Pam Popper a Michael Greger: vista la pessima dieta degli americani, non avrebbe dato gli stessi risultati (se non migliori) anche seguire una dieta vegetariana o vegana povera di grassi?

 

Lo scopriremo nei dettagli nei prossimi capitoli osservando i dati delle singole malattie, ma la risposta in breve è SI: le diete mediterranee che tagliano del tutto i cibi animali, cioè le diete vegane, mostrano simili benefici, e molti altri.

Intanto raccogliamo un ultimo indizio: quale alimento, di tutti quelli consigliati nella “nostra” piramide, è il più salutare?

La pasta?  Il latte? Il pesce?

 

IL FATTORE PIÚ PROTETTIVO DELLA DIETA MEDITERRANEA
Un enorme studio italiano del 2017 su migliaia di molisani ha notato una cosa molto interessante:   “Per quanto una persona a basso reddito possa seguire la dieta mediterranea in maniera ottimale, non avrà gli stessi vantaggi di una persona che segue la stessa dieta ma dispone di un reddito maggiore”, o un livello di istruzione più elevato. [26b]

Cosa vuol dire? Che chi è più ricco compra pesce di maggiore qualità?  Tagli di carne più magra? Uova biologiche?
No.
I molisani con migliore posizione sociale consumavano più frutta secca a guscio e meno carne.

Gli studiosi hanno spiegato che chi era meglio informato consumava più anti-ossidanti e polifenoli e più varietà di frutta e verdure, e QUESTO fa la differenza per la salute.

 

Quali sono i cibi più ricchi di anti-ossidanti? No, non la carne e il pesce, ma frutta e verdure. In particolare le noci, ricche di omega3.

E a proposito di frutta secca.

Ricordate le tonnellate che si mangiavano i nostri avi 100 anni fa?

Pare proprio che sia questo elemento, tra tutti quelli della dieta mediterranea, ad apportare i maggiori benefici. Come spiega il Dr. Michael Greger in un video di un’ora intera sull’argomento:

 

Tra le componenti individuali della dieta Mediterranea, solo un consumo maggiore di verdure e di frutta secca a guscio erano collegate a un numero ridotto di eventi cardiovascolari”. [28]

 

Non c’è olio d’oliva, formaggio magro  o pesce che tenga.

Meditate gente… e sgusciate!

 

VERA DIETA MEDITERRANEA =  DIETA A BASE VEGETALE

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Quella mediterranea – pur con tutti i suoi limiti –  è una dieta molto simile a una dieta a base vegetale.

Sono proprio i vegani infatti ad aderire maggiormente alle linee guida di questa piramide. Come lo sappiamo?

Perché c’è un metodo di misurazione di questa dieta: il Mediterranean Diet Score (MDS), che indica se una persona sta seguendo davvero questa dieta o meno. [29]

 

Analisi nutrizionali pubblicate nel 2014 hanno confermato che la dieta VEGANA (più ancora di quella vegetariana) mostra “la migliore aderenza alla piramide della dieta mediterranea”, rivelandosi in modo consistente “la più salutare e di qualità di tutte”. [30] Chi si allontanava di più dalla dieta mediterranea?

Ironicamente, proprio gli onnivori…

 

DALLA PIRAMIDE AL PIATTO: TIMIDI PROGRESSI                                                           

Parlare di piramidi oggi fa molto anni novanta. In America ormai non si usano più e stanno sparendo anche da noi. Ora la piramide è diventata un piatto, un piatto che – dopo varie lotte contro le lobby dei cibi animali – non mostra più alcuna traccia di carne nel suo nuovo disegno. [24]

 

Almeno a parole.

Ora ci sono solo 4 settori:  proteine, frutta, ortaggi e cereali.

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Non c’è traccia della parola “carne” o “pesce”, ma  inserire la voce “Proteine” separata dal resto porta la gente erroneamente a pensare che frutta, verdura e cereali non ne contengano. Non c’è niente di più facile che sostituire mentalmente la parola “proteine” con “carne e pesce”.

La voce “latticini” poi non è sparita, anche se è stata messa appena fuori, al posto del bicchiere.

(Vedremo nel capitolo sull’Osteoporosi se è una cattiva idea eliminare latte e latticini dall’alimentazione, per le nostre ossa).

 

Anche se è un miglioramento rispetto a prima, il mito della falsa dpiramide mediterranea comunque ormai ha fatto presa.

La gente, sia italiana sia straniera, ormai ha in testa che la dieta mediterranea sia basata su cibi poveri e salutari – ma poi  mischia questo concetto con interpretazioni moderne, si abbuffa di carne bianca, mangia formaggi e condisce frittate e pesce con l’olio d’oliva e pensa: “Hey, è un cibo italiano. Sto cucinando “alla mediterranea”. Fa bene alla salute!”.

In breve, stanno bevendosi (e mangiandosi) una… favola.

 

UN SOGNO TRICOLORE

Non è intenzione di questo capitolo glorificare la dieta penosa delle popolazioni contadine italiane del 1700 e 1800.

In alcune regioni del nord,  a forza di mangiare solo mais e poco altro,  la pellagra era diventata una malattia endemica tra i contadini poveri.  Mangiando poco in generale, mancavano agli italiani delle vitamine fondamentali portando presto alle famose 3D:  “dermatite, diarrea e demenza”. Poi c’era il rachitismo, il tifo e il vaiolo, e molte donne non sopravvivevano al parto. Insomma, per fortuna non dobbiamo tornare a mangiare come una donna povera dell’800.  Possiamo però prendere il buono della loro alimentazione – cioè che fosse a base vegetale e prevenisse le maggiori malattie croniche di oggi –  e unirlo al buono dell’abbondanza di oggi e alle conoscenze scientifiche che abbiamo sulle persone che eliminano del tutto i cibi animali.

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Tempo di riportare in auge la VERA dieta mediterranea e migliorarla. L’Italia sta disperatamente cercando un suo nuovo ruolo in Europa e nel mondo.   Eccolo!

Ritorniamo a conquistarci la bandiera di popolo con la salute migliore del mondo, non solo quella di popolo longevo ma acciaccato.

Possiamo impegnarci e tornare a puntare sulla varietà enorme di frutta e verdure selvatiche che un tempo producevamo e che ora abbiamo perduto.

E per uscire dalla crisi? Possiamo ambire a diventare meta di “turismo salutistico” e tornare a dettar legge in campo alimentare puntando sui prodotti vegetali di qualità della nostra terra baciata dal sole e non su quelli animali che la stanno inquinando inesorabilmente e che sono un fattore di rischio per ogni sorta di problema di salute.

 

Torniamo a far capire ai fruttivendoli che stanno vendendo oro nei loro negozi e a ricordare ai contadini di frutta biologica e di agricoltura sinergica (senza concimi di animali d’allevamento) che sono loro i nuovi farmacisti…

Non potremo andare avanti tanto a spacciare la salubrità della dieta mediterranea di oggi se le nostre donne sono sempre più obese, sempre più malate e sempre più cronicamente “addolorate”.

Dobbiamo tornare alla dieta mediterranea reale.

Forse è tempo di dire basta alle americanate a tavola.

Il nostro cuore, il nostro sangue e la nostra linfa non le sopportano davvero più…

Torniamo a seguire la VERA dieta mediterranea.
Torniamo alle VERE tradizioni.
Torniamo alla terra e ai suoi frutti…

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Avviso Importante: Questo articolo è estratto dal mio libro LA SALUTE DI EVA ed è una raccolta di notizie e dati a scopo esclusivamente informativo. Prima di apportare cambiamenti alla vostra dieta e stili di vita e per qualsiasi problema specifico di salute, si raccomanda di consultare sempre un medico specialista o un nutrizionista, soprattutto se assumete medicinali. Le informazioni dell’articolo sono condivise con il presupposto che non costituiscono né hanno la pretesa di essere consiglio o prescrizione medica o specialistica di diete o trattamenti, o suggerimenti e consigli di profili nutrizionali finalizzati al miglioramento dello stato di salute, o aventi finalità di cura. Sebbene sia stata usata la massima cura nella ricerca delle informazioni e degli studi scientifici di riferimento, gli studi in questo campo sono in continua evoluzione ed errori di tipografia, inesattezze e omissioni sono possibili. I pareri personali espressi dall’autrice Aida Vittoria Éltanin (E.V.A.) in nessun caso possono sostituire le opinioni di un medico o di uno specialista in nutrizione.

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