Cina vegana: un’utopia?

Quando la Cina starnutisce, il resto del mondo si prende l’influenza…”

E’ sintomatico che la parola “VEGANO” non esista in cinese. O meglio, quello che si può fare è dire: “Io mangio verdure” (Wǒ chī sù).
Peccato che noi altri non si mangi solo verdure…

Per dire che si è vegani poi possiamo solo aggiungere la parola “puro” 素 davanti alla parola “vegetariano”: 素食主义者.

Non solo si rischia comunque di non essere capiti, ma se diciamo a un cinese che non mangiamo carne, la prima reazione solitamente sarà una domanda esterefatta:
“Non mangi carne?  Nemmeno quella di mucca?”.

Questa precisazione a quanto pare è d’obbligo. Una delle prime cose che si impara nel tradurre i menù cinesi infatti è che la parola carne, “rou” (il cui ideogramma  肉 ricorda due pezzi di carne appesa a un filo a seccare) ha solo il significato di “carne di maiale”, animale di cui la Cina è ormai il primo produttore al mondo (Dati FAO, 1, 2).

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Per tutti gli altri tipi di carne, si deve specificare l’animale.

Purtroppo, decidere volontariamente di non mangiare carne oggi in Cina viene visto dai più come la moda di qualche ragazzina viziata,  la scelta di un folle ingenuo o di una persona molto religiosa. Il sentire più comune, soprattutto nelle grandi città cinesi, o ovunque vi siano grandi gruppi di cinesi emigrati in Occidente, è che più carne c’è, meglio è. La carne rappresenta un segno di ricchezza, perchè mai privarsene?
Incomprensibile.

Il loro amore per i buffet e per i locali che offrono opzioni “Eat all you can” (Mangia tutto quel che riesci) è illuminante. Uno dei primi consigli che viene dato da popolarissimi youtuber cinesi che vivono in America (Off the Great Wall) è di “evitare accuratamente verdure e riso e di fiondarsi direttamente su carne e pesce, soprattutto la carne di vitello, perchè è quella che costa di più!” (3).

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Come è successo che una nazione con una storia millenaria così antica, dove la saggezza buddista e taoista hanno da sempre biasimato l’uccisione di esseri viventi, sia arrivata a un tale degrado?

E soprattutto: ma a noi italiani,  cosa importa capirlo?

Importa perché se i cinesi continueranno a mangiare cibi animali al ritmo di oggi (cioè letteralmente come non ci fosse un domani), la loro politica di controllo delle nascite farà solo il solletico al pianeta Terra e sarà un disastro per tutti…

QUELLO CHE I CINESI NON MANGIANO 

Come racconta la famosa scrittrice cinese Xinran nel suo interessantissimo libro “What the chinese don’t eat”, è più facile chiedere a un cinese quello che non mangia, rispetto a quello che mangia. (4)
Esiste infatti un detto che spiega bene il loro atteggiamento verso il cibo.

Alla domanda: “Cosa mangiate in Cina?”, molti cinesi rispondono infatti così:
Tutto ciò che vola nel cielo, tranne gli aerei. Tutto ciò che nuota nel fiume e nel mare, tranne i sottomarini. Tutte le cose a quattro zampe sulla terra, tranne sedie e tavoli, noi lo mangiamo”.

 Nell’approfondire la cultura cinese, si scopre che il cibo è una delle loro grandi passioni, un argomento di conversazione onnipresente, una sorta di ossessione nazionale. Se pensavate che fossero gli italiani ad avere lo scettro dei terrestri più appassionati di cibo, è tempo di conoscere meglio cinesi…

Se state pensando che si limitino a mangiare gatti e cani, siete rimasti alla punta dell’ iceberg di quello che viene apprezzato comunemente.

Aggiornatevi!

Coccodrillo, squali, zampe di gallina, lingue di anatra…  è solo una questione di gusti e di piatti regionali diversi. Mentre per alcuni cinesi la carne di cane è una prelibatezza, per altri non lo è affatto per fortuna, ma non hanno problemi a mangiarsi rospi, gatti o serpenti.

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Molti amano gli occhi e le guance dei pesci, altri consumano insetti di ogni tipo, altri ancora trovano squisiti i “baby shrimps”, dei gamberetti appena nati, o i “gamberetti ubriachi”, ovvero dei gamberetti adulti che vengono immersi ancora vivi in un forte liquore per far loro perdere coscienza, e poi bolliti o serviti ancora mezzi vivi…

Ma non c’è fine all’incubo.

Non so voi, ma questa foto mi rimarrà in mente finchè vivo…

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Siamo in una normalissima stazione dei treni in una città cinese. Dentro queste macchinette dove da noi in Italia troviamo succhi di frutta, cioccolata, e schiacciatine varie,  qui si possono trovare dei GRANCHI VIVI.   Sono tenuti immobili grazie a una temperatura molto bassa che praticamente li sta sedando…

No comment.

CIBI FRESCHI  =  ANIMALI VIVI

Se pensate che i piatti citati poco sopra siano una rarità, una stravaganza per pochi, basterebbe fare un giro in un supermercato cinese negli Stati Uniti per rendersi conto di cosa vada per la maggiore tra le famiglie asiatiche.

Ho fatto questo giro virtualmente, grazie ad altri video americani, e la cosa che più colpisce è che sono i cinesi stessi ad ammettere che isupermercati cinesi puzzino terribilmente…

E la puzza non viene certo dai reparti di frutta e verdura!

Ammassate e terrorizzate in grandi scatole, rassegnate ed esauste, si trovano ogni sorta di povere rane, pesci di ogni tipo, granchi, anguille e così via.  Spesso vivi. (5)

Perché amano queste cose così raccapriccianti, viene da chiederci? Semplice.
La freschezza del cibo ha un’importanza fondamentale per la cucina cinese. Questa sarebbe una buona cosa, se si limitasse al loro amore per le verdure, che amano comprare giornalmente al mercato, appena raccolte.

Purtroppo la freschezza si applica anche ai cibi animali però.

Uccidere in pentola un pesce ancora vivo è per loro un segno di salubrità del pesce stesso.  Come racconta senza batter ciglio la scrittrice e cuoca cinese Grace Young nel suo libro “The wisdom of the Chinese Kitchen”, suo papà le ha sempre insegnato che più il pesce si divincola mentre viene cotto in padella sotto il coperchio, e più in salute è.  (6)

Secondo molti cinesi, mangiare della carne “fresca”, uccisa pochi minuti prima, è considerato più salutare che non mangiare carne “da allevamento”.

La scrittrice, mentre sente muoversi il pesce che suo padre sta tenendo fermo a fatica con il coperchio, per un attimo pensa alle sue atroci sofferenze, ma poi le congeda subito dicendo: “Però così fresco fa bene alla salute”.

Beh, allora se fa bene alla nostra salute,  è tutto lecito… Non fa una piega.

Neanche in cinese.

(E chi mangia ancora aragoste e vitelli non si azzardi a dire che i Cinesi sono crudeli… Chi è senza peccato…  Anche in Italia si consumano aragoste appena bruciate vive, si mangiano le lumache  e si cucinano le rane o mangiano “maialini da latte”…).

Purtroppo è così naturale per i cinesi vedere animali vivi e intrappolati nei supermercati o nei ristoranti, o uccisi dal vivo davanti ai loro occhi fin da piccoli,  che sembrano ormai desensibilizzati verso la sofferenza degli animali, tanto che in pochi si sono scandalizzati quando recentemente è scoppiata tra i giovani la folle moda (perfettamente legale) di utilizzare dei piccoli animali  anche come porta-chiavi, soffocati lentamente in minuscole taschine di plastica, come tante tombe trasparenti. (7)

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La Cina è cambiata moltissimo negli ultimi 20 anni, e forse questa velocità sta dando loro alla testa…e alla pancia…

Come possiamo biasimarli però?

IL NOSTRO PASSATO = IL LORO PRESENTE ?

Anche i nostri nonni si sono dati all’abbuffo indiscriminato dopo la guerra. Legumi, verdure selvatiche e frutta secca che erano il loro pane quotidiano (quando andava bene) sono diventati un cibo “da pezzenti”, con un crollo vertiginoso delle vendite e la conseguente loro sparizione quasi totale dai ristoranti, come ci dimostrano i dati Istat. (8)

In compenso, da allora in Italia è più che triplicato il consumo pro-capite di carni bianche, carni rosse, formaggi, burro e pesce “fresco”.

Anche in Cina la produzione di carne di pollo è raddoppiata nel solo decennio dal 1990 al 2000 e come già visto sono ormai i primi produttori di carne di maiale al mondo…

Sta di fatto che per quanto gli Italiani onnivori pongano un problema all’ambiente e agli animali,  c’è il fatto indiscutibile che il pianeta Terra non può permettersi che anche il miliardo e passa di abitanti cinesi  possa permettersi di fare lo stesso errore dei nostri avi europei e dei nostri onnivori di oggi…

O non ci sarà più scampo per nessuno.

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Flickr

I cinesi devono rendersi conto più alla svelta dei nostri nonni di quello che sta succedendo, o diversamente sarà davvero la fine.

 

THE CHINA STUDY E LA MUCCA CINESE FELICE

Per assurdo, l’immagine che ci arriva anche grazie a libri scientifici come “The China Study” è di una Cina morigerata, dove i consumi di cibi animali sono modestissimi, rispetto ai nostri, e con una salute migliore della nostra in molti campi. (5)

Come fanno a stare meglio di noi e mangiarsi tutti quei cibi animali?

Ci è arrivata l’immagine sbagliata?

No.

La foto scattata dal ricercatore Campbell, per quanto datata, è verissima per quanto riguarda la protezione offerta agli asiatici dal basso  consumo di latte di mucca, di formaggi e latticini vari, dato che la maggior parte della popolazione asiatica è (per loro fortuna) intollerante al lattosio.

Ancora oggi, per fortuna, tra i giovani cinesi il consumo di formaggio e di latte di mucca non fa ancora parte della cucina di tutti i giorni, seppur sia in forte aumento per via di politiche di marketing molto aggressive.

Guardate per esempio questa pubblicità sul latte di mucca, in bella mostra sulla metropolitana cinese…

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Sembra la versione asiatica della famosa campagna americana: “Got milk?”.
Che ci sia un nesso tra le due?
Chi c’è dietro a questa pressione affinché anche i cinesi comincino ad abbuffarsi di latte e formaggi?

Guardate questo video pubblicitario ad esempio.
Potrete notare tutti i luoghi comuni e gli stereotipi sulla bontà e genuinità del latte che a noi in Italia hanno propinato negli anni ’70 ed ’80 fino alla nausea: il mito della “mucca felice”, e dei bambini sani che hanno bisogno del latte animale per crescere.

La carne e il latte erano razionati e molto cari fino agli anni ’80 in Cina. Bisognava mettersi in coda per acquistarli. La carne e i formaggi restano ancora oggi un lusso per la stragrande maggioranza dei cinesi che vivono in campagna, così come lo era per i contadini italiani prima del dopoguerra, e per generazioni intere prima di loro, in tutto il mondo.

La furbizia di molti altri video pubblicitari sul latte, come questo, sta nell’aver rappresentato il latte come un cibo di qualità che una volta potevano permettersi in pochi e che invece ora è un segno di ricchezza potersi concedere…

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DITE  “CHEESE”  !!!

Nell’ultimo decennio, la Cina ha visto un enorme aumento della domanda di latte e formaggi. (14)

Per non parlare di tutte le sedi di fast-food americani che stanno aprendo a decine di migliaia, con i loro cheese-burger…

Nel 2014, anche  la domanda di formaggi importati è aumentata del 22% rispetto a due anni prima.  (15)

Le previsioni dicono che il consumo di formaggio raddoppierà nei prossimi tre anni…

Come racconta il vice-presidente delle comunicazioni per il Consiglio di Esportazione dei Latticini americano  “5 anni fa praticamente nessun cinese mangiava formaggio. Ora i numeri stanno esplodendo. L’america ha spedito meno di  2000 tonnellate di formaggio in Cina nel 2009 e l’anno scorso eravamo a 11.000”.  (16)

Quando gli studiosi di economia ci spiegano il “successo” economico dei latticini in Asia, lo fanno elencando una serie di vari fattori che si sono rinforzati l’un l’altro:

* la rapida crescita degli stipendi,

* nuove tecnologie negli allevamenti,

* la voglia di emulare la dieta degli occidentali (capite il potere che abbiamo?),

 * lo stile di vita cittadino (le richieste di formaggio straniero partono quasi esclusivamente dalle 4 città principali cinesi)

  *“la promozione di questi prodotti da parte del governo e dell’industria  casearia”.

Nei dettagli, la FAO ricorda che il governo cinese negli anni ha introdotto delle agevolazioni che hanno aiutato a tenere basso il prezzo del latte e ha investito molti soldi per sviluppare questa industria a livello nazionale e nelle campagne. (Liu Yuanying, 2000)

Applauso…

LA SALUTE DEI GIOVANI CINESI 

I  consumi pro-capite di carne sono ancora molto inferiori ai nostri e questi popoli danno comunque ancora molto valore alla moderazione a tavola, e al consumo di brodi e verdure e frutti freschi, da mangiare quotidianamente.

Non è più così però per la percentuale sempre più grande di cinesi benestanti e cittadini di oggi, e soprattutto per coloro che emigrano verso l’occidente e che la parola “moderazione” hanno lasciato a casa…

Insomma, c’è da pensare che i loro tassi di tutte le malattie occidentali aumenteranno vertiginosamente nei prossimi decenni, così come sta già succedendo alle nuove generazioni…

Come stanno realmente i cinesi?

Come mostrano i dati scientifici, “negli ultimi 20 anni le problematiche di salute cinesi sono diventate molto simili a quelle viste in America, Regno Unito e altre nazioni occidentali”. (9)

Di pari passo con l’aumento del consumo dei latticini e di ogni sorta di creatura terrestre ed acquatica immaginabile, è aumentato guarda caso il loro tasso di diabete, di tumore al seno e allo stomaco, pressione alta, demenza senile e anche di obesità.

Non possiamo dare la colpa alla genetica qui. Tutti gli asiatici sono famosi per la loro corporatura magra ed esile. Ora invece quasi 50.000.000 di adulti sono letteralmente obesi e la prevalenza di obesità tra i bambini è triplicata in poco tempo.

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Sappiamo bene che allattare al seno per ALMENO i primi sei mesi di vita è importantissimo per prevenire l’obesità. Eppure in Cina sempre meno donne riescono ad allattare i propri bambini. Dovendo andare a lavorare, e avendo una natura molto riservata, trovano ancora più difficile delle donne europee il poter allattare in pubblico o sul posto di lavoro, e quindi hanno ceduto alla spinta pubblicitaria dei latti artificiali. (13)

La situazione, anche per gli animali, è davvero tragica, e noi vegani occidentali magari stiamo a farci le pulci gli uni con gli altri per aver ordinato un risotto senza chiedere se vi fosse per caso del burro nella pentola con cui è stato cotto, quando in Cina c’è una trave che sta per distruggere tutti i nostri progressi degli ultimi dieci anni.

Il premier cinese Wen Jiabao ha detto di avere un sogno, “il sogno di dare ad ogni cinese, specialmente ai bambini, sufficiente latte ogni giorno”. E così è partita la campagna mediatica per convincere la popolazione che il latte di una mucca faccia bene ai bambini, una campagna in tipico stile cinese, con tanto di slogan ed enormi pubblicità sui muri… (17)

Possiamo capire che il marketing dell’industria dei latticini si diriga verso nuovi mercati emergenti, dato che da noi ormai il mercato europeo è saturo e la gente sta capendo i danni di grassi saturi e colesterolo,  ma perché il  Governo cinese ha promosso il consumo di latticini in una nazione con un altissimo tasso di intolleranza al lattosio e i cui tassi di obesità e malattie stavano già aumentando?

E poi: possibile che nessuno avesse consigliato loro di ricordarsi dell’ambiente, prima di investire in allevamenti animali ?

INQUINAMENTO E CONSUMO DI CIBI ANIMALI IN CINA

Sappiamo tutti benissimo quanto sia grave questo problema in Cina. Recentemente questa nazione ha superato gli Stati Uniti nell’emissione di anidride carbonica, anche se come quota pro-capite, i loro livelli sono più bassi dei nostri, ma stanno crescendo rapidamente.

Quando però si vanno a ricercare le cause dell’inquinamento cinese, quelle che circolano per la maggiore nei mass media occidentali sono sempre le stesse e hanno tutte a che fare con l’eccesso di tutto, tranne che del consumo di cibi animali…

Quanto incide la produzione di carne di maiale, e di tutti gli altri cibi animali, sull’ inquinamento? Gli unici a non saperlo sembrano proprio gli esperti in materia, che di dieta sembrano non voler mai parlare. I cinesi, ci viene detto dagli esperti:

1) sono troppi

2) esportano via nave troppe merci verso i mercati occidentali

3) stanno distruggendo troppi alberi

4) usano troppa plastica

5) stanno comprando troppi beni inquinanti come automobili e frigoriferi  (10)

Tanto per cambiare, del nesso tra la produzione di animali per l’alimentazione e  l’impatto sull’inquinamento atmosferico, non si  accenna neppure.

“Che mangino pure tutto quello che vogliono, l’importante è che smettano di fare troppi figli e si contengano.”
Questa sembra essere la mentalità dietro la politica del figlio unico, che in un paese dove da millenni il figlio maschio ha più valore della femmina (la parola “bene”, hao,   好 è formata dall’ideogramma di “donna + figlio maschio”)  ha costretto milioni di donne ad abortire feti femmina, o ad abbandonarle…

La FAO però è stata molto chiara nel suo rapporto chiamato “La lunga ombra degli allevamenti animali”.

Nelle pagine dedicate al sud-est asiatico ci viene spiegato chiaramente che  “le operazioni di allevamento intensivo di maiali e pollame sono concentrate nelle aree costiere della Cina e stanno emergendo come la maggior fonte di inquinamento del Mare Cinese del Sud.  La densità dei maiali in queste zone eccede i  100 animali per Km quadrato. “(11)

Il rapporto continua spiegandoci che le deiezioni di questi poveri animali stanno “severamente degradando l’acqua del mare”,  causando ogni sorta di problema.

Cosa sta facendo il governo cinese a riguardo?
Quello che stanno facendo tutti gli altri al mondo:   monitoraggio dell’ambiente, sviluppo di piani per meglio localizzare i futuri allevamenti, sviluppo di regolazioni realistiche e riciclaggio delle deiezioni ed utilizzo intelligente del concime…

Quello che NON sta facendo?
Quello che non sta facendo nessuna nazione sulla faccia della terra: dire ai suoi abitanti che non possono più continuare a mangiare animali, che “la pacchia” è finita, e che è ora di scendere dalla giostra e togliersi le fette di salame dagli occhi (e dal piatto)…

Troppo drastico e dittatoriale andare a dire alla gente cosa smetter di mangiare?

E’  impressionante pensare che dire alle donne quanti figli possono avere, e praticamente costringerle ad aborti forzati e a parti clandestini, è visto come un sacrificio accettabile sia dalle donne che dagli uomini perché considerato un bene per l’equilibrio di tutta la nazione e per il mondo, mentre dire alle persone di smettere di mangiare cibi animali inquinanti e dannosi per la salute è una mossa politica che in qualsiasi nazione, incontrerebbe ogni sorta di protesta e ribellione popolare enorme, ad ogni livello della popolazione.

C’è speranza per questo paese e quindi per tutto il mondo che dipende dalle loro scelte alimentari future?

La risposta passa anche dall’ Italia.

COME L’ITALIA VEGANA PUO’ SALVARE LA CINA  (e il mondo)

I Cinesi di oggi ADORANO tutto ciò che NON è “made in China” e che viene dall’Europa,  perchè viene associato a qualcosa di lussuoso, migliore, più chic.

 E sappiamo bene ormai che adorano il cibo e sono pronti ad assaggiare di tutto…

Per finire, anche se i vegetariani/vegani per ora sono molto pochi in percentuale, anche solo una percentuale del 5% in Cina significa MILIONI e MILIONI di vegani in più. E sempre più ristoranti vegetariani stanno aprendo nelle città più grandi, come Shanghai.

Queste sono ottime notizie per gli animalisti.

Forse è ora che i nostri stupendi blog di cucina vegana, i migliori al mondo, comincino a venir tradotti non solo in inglese, ma in cinese…..

Prima però, è fondamentale capire quali errori non fare, perché la cultura cinese legata all’alimentazione e al cibo in generale è molto profonda, legatissima a varie tradizioni che tengono in considerazione i colori, i numeri, i tipi di cottura, le tante superstizioni e i tanti festival della loro patria.

Meglio conoscere cosa hanno già di vegano e cosa non amano a tavola, prima di fare sbagli clamorosi…

COSA POSSIAMO IMPARARE NOI VEGANI DALLA CUCINA CINESE?

Ne parlerò nella seconda parte di questo articolo, ricette comprese 🙂

_________________________
FONTI PRINCIPALI:

1. http://modernfarmer.com/2014/03/tail-curling-facts-chinese-pork/

2. http://economistonline.muogao.com/2010/04/pig-production-in-comparative-perspective.html

3.   10 things you’re probably doing wrong at a hot spot buffet: https://www.youtube.com/watch?v=QkOM0R4o9l4

4. ‘What the Chinese don’t eat’ –  di Xie Xinran
The Collected Guardian Columns – Vintage Books – London

5. https://www.youtube.com/watch?v=9F4LCJweCas

6. The Wisdom of the Chinese Kitchen – Grace  Young – Simon & Shuster  – USA –

7. https://www.change.org/p/ban-the-sale-of-cruel-live-animal-keychains

8.  La Salute di Eva –   di Aida Vittoria Eltanin – Ed. Cosmopolis 2014

9. http://www.medicalnewstoday.com/articles/261668.php

10. http://dailyreckoning.com/free-reports/chinese-pollution/

11. http://www.fao.org/docrep/010/a0701e/a0701e00.HTM

ftp://ftp.fao.org/docrep/fao/010/a0261e/a0261e00.pdf

12. http://www.fao.org/docrep/011/i0588e/i0588e04.htm

13. http://sydney.edu.au/china_studies_centre/china_express/issue_4/features/Childhood-Obesity.shtml

14.  http://159.226.115.68/lwzzImg/1151890565787.pdf

15.  http://www.bordbia.ie/industry/manufacturers/insight/alerts/Pages/GrowingconsumptionofprocessedcheesesinChinasurbancentres.aspx?year=2014&wk=31

16. http://www.thedailybeast.com/articles/2014/09/02/say-cheese-china-s-new-obsession.html

17. http://news.bbc.co.uk/2/hi/6934709.stm

18.  http://www.thedailybeast.com/articles/2014/09/02/say-cheese-china-s-new-obsession.html

 

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